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Mentre l'imbarcazione scorre inesorabile verso la deriva, l'intera componente societaria resta ad osservare.
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LA SPEZIA - Una sola vittoria in dodici partite disputate: basterebbe questo dato per far capire come lo Spezia si sia calato nel campionato di serie B dopo una pesantissima ed inaspettata retrocessione.

Lo Spezia giace lì, inerme, sul fondo di una classifica divenuta buia e fredda, al terzultimo posto, con soli 9 punti conquistati. Nel mentre i tifosi, vero cuore di questa squadra, sono costretti ad osservare impotenti una nave che sta andando lentamente alla deriva, frutto anche di un marinaio, parlo ovviamente di mister Alvini, che pare aver perso definitivamente la rotta.

Le dichiarazioni post Lecco - Spezia sono l'emblema dello status attuale dell'allenatore aquilotto, parole che destano addirittura maggiori preoccupazione della partita in se, già aberrante di suo, in cui le Aquile sono state letteralmente graziate da un modestissimo Lecco, squadra che almeno, nel limite delle sue potenzialità, ha fatto davvero il possibile per rendere felici i propri tifosi.

La conferenza di Lecco è però soltanto la punta di un iceberg, che cela radici ben più profonde e nascoste. Non possono infatti che risaltare i numeri del tecnico di Fucecchio, il quale nell'ultimo anno ha messo a referto soltanto una vittoria su trenta gare disputate tra Cremonese e Spezia. Così com'è evidente che il suo Spezia non abbia mai davvero inserito la marcia giusta, nonostante qualche piccolo, seppur latente, segnale di miglioramento (anch'esso non concretizzato) nelle ultime gare prima del match di Cremona.

Colpe che chiaramente non possono essere ricondotte soltanto all'allenatore, è da un po' infatti che siamo costretti ad osservare una "squadra" che pare davvero lontano dall'essere definita tale: da chi si lamenta chiedendo più spazio e, una volta ottenuta la possibilità si dimostra in campo un ectoplasma, a chi esprime soltanto l'1% delle sue potenzialità, giungendo infine a chi credeva che, dopo una retrocessione maturata sul campo, la Serie B non gli appartenesse e dovesse tornare in Serie A nelle vesti di un'altra squadra, sperando fino all'ultimo che una chiamata potesse arrivare. 

Intanto, mentre l'imbarcazione scorre inesorabile verso la deriva, l'intera componente societaria resta ad osservare. La dirigenza parla della necessità di crescita "collettiva" e rinnova la fiducia al tecnico, una scelta che non può che destare ulteriori preoccupazioni nell'ambiente, la proprietà invece si cela dietro al silenzio di fronte a questa ecatombe di risultati.

Insomma, i buoni propositi dell'estate appena trascorsa, con le roboanti dichiarazioni dei direttori stessi sull'obiettivo di un immediato ritorno in Serie A, sembrano ormai soltanto un lontano ricordo, nel contempo lo Spezia è passato dal lottare per la salvezza nella massima serie, al farlo nella serie cadetta.

Si rende necessaria ora una presa di posizione forte ed immediata: la maglia bianca merita rispetto, così come lo meritano i suoi tifosi. Salvate lo Spezia Calcio.