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Ogni tanto, sempre più spesso, sia osservando le faccende della politica nazionale, sia limitando le fughe dei pensieri in quella locale, sento la mancanza, in politica, dei cattolici e soprattutto dei laici.

Due “categorie” che noi giornalisti, negli anni Settanta e Ottanta indicavamo spesso come contrapposte, rivali. In realtà, alla fine, non sempre era così: cattolici e laici in politica occupavano, nazionalmente e soprattutto localmente, a Genova e in Liguria, un ruolo strategico e, oggi me ne rendo conto sempre di più, indispensabile alla politica, alle azioni e alle iniziative della politica. Cattolici e laici allargavano il campo dell’azione politica. Oggi, senza cattolici e laici la politica si è abbastanza immiserita.

Mi è venuta in mente l’attività dei laici pochi giorni fa, quando l’organizzazione dei Giuliano-Dalmati di Genova ha diffuso una lunga nota per ricordare con riconoscenza un personaggio politico ligure che interpretò perfettamente il ruolo del laico. Lui da liberale, così come altri fecero la stessa cosa da repubblicani o da socialisti o socialdemocratici.

Ricordavano i Giuliano-Dalmati un importante politico del Pli prima e poi di Forza Italia, ma soprattutto un vero politico laico: Ernesto Bruno Valenziano, morto prematuramente proprio vent’anni fa, nel luglio del 2003, a soli 66 anni.

Bruno Valenziano fu un autorevole avvocato civilista, guidò l’Associazione della Proprietà edilizia, ma soprattutto fu a Palazzo Tursi per molti anni, quelli della giunta di sinistra, per passare poi in Regione a ricoprire tra il 1980 e i 2003 incarichi diversi e importanti: assessore alla Cultura, al Turismo, all’Industria. Fu uno dei promotori e sostenitori, con Gustavo Gamalero, delle Celebrazioni per il Cinquecentenario della scoperta dell’America nel 1992, grande sponsor del Carlo Felice ricostruito, del museo di Sant’Agostino (oggi sempre chiuso), del recupero dell’Archivio di Stato, ma anche di uno dei forti più belli del sistema delle mura genovesi: il Forte Begato. E si deve a proprio all’intuizione di Bruno Valenziano la riscoperta della “tela di Genova” cioè dell’epopea dei Jeans oggi tornati alla ribalta. Ma fu sempre , in ogni azione, uno spirito libero, laico e liberale. Quindi indipendente.

Una libertà che gli permetteva di agire per un suo obiettivo anche mettendosi contro alcuni personaggi forti della città, in campi diversi, sia che fossero autorevoli soprintendenti o potenti industriali. Come Riva, “re dell’acciaio”, durante la drammatica stagione dell’Ilva, con il quale Bruno ebbe serratissimi confronti per delimitare ragionevolmente le spesso irragionevoli richieste dell’industriale, e compensare le di lui pretese con garanzie per l’occupazione , mai dimenticando la sacrosanta esigenza della tutela della salute per la popolazione di Cornigliano, già abbastanza massacrata per lunghissimi anni.

Lo spirito libero e laico di Valenziano faceva sì che egli potesse relazionarsi perfettamente con la Curia del cardinal Siri e dei suoi successori, ma anche in altro campo, difendendo un concetto di “carcere” che non intaccasse la dignità dei detenuti. Così come fu un sostenitore delle esigenze della comunità dei Giuliano-Dalmati, della testimonianza sulle foibe titine e dei sopravvissuti e esuli.

Bruno era libero e imprevedibile, come la moglie Simonetta, anche lei scomparsa prematuramente, scrittrice divertente e curiosa.

Ecco. Personaggi fatti così oggi sono una rarità. Forse anche per questo la politica è più piatta e noiosa. E per sopravvivere ha un disperato bisogno dei social.