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I problemi non mancano, certo, ma il fascino che emana non ha eguali
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Ho letto con il consueto piacere il commento che Stefano Rissetto ha pubblicato ieri in questa stessa sezione (LEGGI QUI) ma rispetto ad argomenti diversi, la Sampdoria per esempio, questa volta non mi trovo d’accordo con lui. Io, che ho ricalcato in tutto e per tutto le sue orme di provinciale-pendolare abbacinato dalla metropoli, non vorrei essere in nessun posto del mondo, se non qui.

E il ‘qui’ va georeferenziato con precisione: non è riferito a Genova in generale ma proprio al suo centro, a quel triangolo immaginario che posso tracciare tra piazza della Nunziata, Caricamento e piazza Della Vittoria. In quest’area c’è il mio mondo, tutto quello che desidero e che amo e se non fossi qui, se non avessi scelto di chiamare ‘casa’ queste vecchie pietre, probabilmente a Genova non mi sarei fermato.

Sono forse sporchi e malfamati, i nostri vicoli? Può essere, anzi, lo sono senz’altro! Eppure è questa ragnatela di stradine e piazzette, di madonne, campanili, chiese e bassi a rendere unico il sapore, il profumo di questa città.

Che sa essere grande, tentacolare e talvolta minacciosa per noi provinciali: penso a quei palazzi giganteschi dei suoi ordinati quartieri residenziali, per esempio. In quelli non vivrei mai, mi sentirei il puntino anonimo di un formicaio. Ma nel centro no, quella sensazione non l’avverto. Conosco e mi conoscono tutti: il bar sotto casa, il ristorante all’angolo, il besagnino e il minimarket: che bella questa Genova che ha 570mila abitanti e ci si vive come in un paesotto.

E’ pericoloso il centro storico? Alla mia signora, che vorrebbe esiliarmi a Carignano o Albaro (giammai!), ricordo spesso che è ben più probabile essere aggrediti e derubati in via Venti o De Ferrari di quanto non lo sia nei vicoli. E che in tutte le cose bisogna usare la testa: non si nuota nella vasca dei piranha così come non ci si avventura in vico Mele in piena notte.

Certo, un’ammissione va fatta: i vicoli di Genova non sono un unicum indistinguibile. Ci sono zone di alto prestigio, altre che hanno di recente ritrovato il loro antico lignaggio, altre ancora che sono rimaste periferiche e abbandonate. Ci sono vie di bei palazzi, mi viene in mente San Luca, dove la notte è diventato un far west e in cui vivere non è piacevole. Ma più che andarsene credo sia il caso di pretendere rigore, controllo e decoro: perché quando l’amministrazione si impegna i risultati li ottiene.

E allora esaltiamola questa vecchia Genova che non ha perduto la sua vitalità: è piena di turisti certo, tanti anche in zone che i genovesi frequentano poco (fate un giro estivo alla Maddalena o alle Vigne), ma è rimasta autentica, vera. Il besagnino pachistano riempie la sporta ad anziane signore ingioiellate, persi in ogni angolo ci sono calzolai, corniciai, pellettieri, droghieri (quelli che vendono spezie e saponi, non gli altri!) e una miriade di commercianti di ogni tipo in cui trovare l’introvabile.

Ed è vero, certo: ci sono i giovani che fanno casino, i palazzi che a ristrutturarli figuriamoci, i senza tetto e le signorine scosciate. Ma è la promiscuità di tutti loro con la Cattedrale e coi i palazzi nobiliari dagli affreschi mozzafiato che rende Genova unica nel mondo.

A volte mi capita di piazzarmi col mio sigaro davanti a Palazzo Tursi e guardare vico Del Duca, quella stradina che dalla via Aurea sprofonda nel cuore della città segreta. Dagli alti, ai bassi: esiste luogo al mondo in cui potere e meretricio sono fisicamente più vicini? Dal paradiso all’inferno in quattro passi: e non sono tanto sicuro di sapere quale sia l’uno o l’altro.