Orgogliosa, solenne, quasi a passo lento per farsi ammirare la fiamma olimpica ha attraversato Dolceacqua, il paese dei Doria, accompagnata da applausi, cellulari alzati e sguardi increduli. Un passaggio carico di emozione. Accesa sul ponte vecchio, ai piedi del celebre castello ha catalizzato l’attenzione di centinaia di persone accorse per assistere a uno di quegli eventi destinati a restare nella memoria collettiva del borgo.
La riflessione del sindaco Gazzola

Per l’occasione Dolceacqua ha indossato il suo vestito migliore: ospitalità ed entusiasmo, cuciti addosso a un patrimonio storico e architettonico che continua a farsi invidiare ben oltre i confini nazionali. A fare gli onori di casa il sindaco Fulvio Gazzola, visibilmente soddisfatto. Ringrazia il comitato sportivo, i volontari, chi ha lavorato dietro le quinte per rendere possibile una giornata perfetta. E ammette, con un sorriso, l’inevitabile vetrina promozionale: l’ennesima, sì, ma sempre efficace. Tra una stretta di mano e uno sguardo rivolto alla fiamma che avanza, ritmata ogni duecento metri dal cambio di tedoforo, il primo cittadino coglie però l’occasione per una riflessione meno celebrativa. Rivendica con forza il ruolo montano di Dolceacqua, oggi messo a rischio da nuove normative che, denuncia, potrebbero cancellarlo con un colpo di penna. "È una legge ingiusta", chiosa Gazzola, mentre osserva la fiamma attraversare il suo paese. Un contrasto evidente: da un lato la bellezza, la storia, l’orgoglio di una comunità viva; dall’altro il timore di decisioni lontane dai territori. Intanto, per un giorno, Dolceacqua si è presa la scena. E l’ha fatto nel modo che le riesce meglio.
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