Cronaca

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E' finito alle tre meno un quarto del mattino il faccia a faccia tra Katerina Mathas e Giovanni Rasero, entrambi in carcere con l'accusa di omicidio volontario del piccolo Alessandro, figlio della donna. "E' stato molto utile per aggiungere nuovi elementi alle indagini" ha detto il capo della squadra mobile di Genova Gaetano Bonaccorso. La Mathas ha detto al compagno: "Trenta anni di carcere non te li toglie nessuno". Rasero avrebbe ribadito per l'ennesima volta la sua versione dei fatti e non solo, "ha anche presentato un memoriale di 10 pagine in cui, senza sapere ancora alcune contestazioni che gli sarebbero poi state avanzate dagli inquirenti, anticipava alcune risposte fondamentali" dice l'avvocato Nadalini che parla di un fatto su tutti, ovvero della saliva trovata sul piedino del bimbo in corrispondenza di quello che sarebbe un morso. Il Dna sarebbe di Rasero che nel memoriale spiega: "Quella notte mi svegliai a un certo punto perché la Mathas aveva infilato una sua mano nella mia bocca" "Ma non è vero" replica la Mathas. Da altre indiscrezioni emerge invece che Rasero di sarebbe contraddetto diverse volte durante l'interrogatorio. In particolare lui avrebbe omesso un particolare che aveva invece riferito nel primo interrogatorio e questo gli sarebbe stato contestato del pm: tutto ruota attorno al momento del risveglio di Rasero quel giorno: "Lei mi chiese che cosa avevo fatto e io le risposi che cosa stava dicendo, se era pazza e che saremmo dovuti immediatamente andare all'ospedale". Nella prima versione invece Rasero avrebbe aggiunto: "Non ti ricordi che cosa gli hai fatto stanotte?". Secondo la Mathas poi anche Rasero avrebbe consumato molta cocaina in auto insieme a lei, mentre da Rapallo tornavano a Nervi ma lui nega e dice di averne consumato un po' solo a casa.