Fernanda Pivano, per gli amici semplicemente Nanda, è morta in una clinica milanese esattamente un mese dopo il suo novantaduesimo compleanno: un’intellettuale che non si è mai tirata indietro, un mito non soltanto italiano, colei che sarebbe riduttivo definire semplicemente come la persona che ha contribuito in maniera determinante ad importare in Italia la cultura americana. Lei che pure è stata amica di Hemingway e Keruack, di Ginsberg e Burroughs, di Corso e Ferlinghetti, di Carver e De Lillo, di Bret Easton Ellis e Palahniuk. Insomma, di almeno tre generazioni di scrittori a stelle e strisce. Lei che ci ha mostrato la faccia bella e generosa dell’America, coccolandola, lusingandola, trattandola teneramente e con amore infinito. Era nata a Genova nel 1917. Elementari nella scuola svizzera e poi, a nove anni, il trasferimento a Torino con la famiglia. Ma il legame non si era mai reciso, qualcosa testardamente la riportava spesso qui, in questa striscia di terra tra mare e rocce nella quale era nata. Un rapporto che si è consolidato ancor di più grazie alla lunga amicizia con Fabrizio De André. E a Genova si svolgeranno i funerali, venerdì, proprio nella stessa basilica dell’assunta in Carignano dove è stato dato l’ultimo saluto all’autore di 'Creuza de ma'. E tra i tanti ricordi che affiorano nella mente di chi l’ha conosciuta, forse il più commovente è quello di Allen Ginsberg: “Nanda –ha scritto alcuni mesi fa- è stata una delle mie compagne di strada più preziose. Lei, soltanto lei, è stata capace di attraversare, incontrare, unire, raccontare oltre cinquant’anni della nostra letteratura. Si è avvicinata a noi con umiltà, ha condiviso i nostri sogni e si è battuta perché questi sogni diventassero realtà. E oggi che siamo stati sconfitti, che la guerra vince sulla pace, lei continua a pensare che i versi di un poeta possano fermare le bombe". (dario vassallo)
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