Cronaca
Caso Vika, ecco perché il giudice ha scagionato i Giusto-Bornacin
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Non frutto di considerazioni soggettive, ma conseguenza di valutazioni oggettive. Questa la ragione su cui il giudice del tribunale di Genova ha fondato la sentenza di assoluzione della coppia Giusto-Bornacin accusati di "sottrazione di minore" nei confronti della piccola Vika, la bimba bielorussa che nel 2007 venne nascosta per 19 giorni in un convento in Val d’Aosta, per scongiurare il rientro in patria. Ieri sono state depositate in cancelleria le motivazioni della sentenza: sebbene le violenze denunciate dalla bambina «non fossero processualmente certe - scrive il magistrato - si può affermare che esistevano elementi tali da lasciar umanamente ritenere in quel momento che la bambina le avesse subite». Tanto che la piccola aveva manifestato persino istinti suicidi pur di non rientrare in Bielorussia. Con la coppia di Cogoleto, assolti anche Maria Elena Dagnino, madre di Chiara, Maria Bondi, «nonna» paterna, Aldo Giusto, padre di Alessandro, don Danilo Grillo, il parroco di Cogoleto, e don Francis Darbellay, padre priore del convento in Val d’Aosta.
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