Politica
Le elezioni e gli spezzini, esclusi da regole non rispettate
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Ampiamente rappresentata in Parlamento dopo le elezioni del 2006, La Spezia rischia di perdere molti dei suoi punti di riferimento a Roma. Solo Andrea Orlando è praticamente certo di una riconferma alla Camera dei Deputati. Per il resto non ci sono certezze. Eppure proprio dalla Spezia sono arrivate candidature autorevoli che rischiano di non essere neppure prese in considerazione. Due esempi su tutti, uno per parte: Lorenzo Forcieri, dopo l'esperienza da Sottosegretario del governo Prodi, rischia di rimanere fuori dalla lista del PD perchè ha già tre legislature alle spalle. E' una regola del Partito Democratico. Peccato che ai leader nazionali saranno concesse deroghe, e dunque i cosiddetti big potranno tornare in Parlamento anche se hanno maturato una lunga esperienza alla Camera o al Senato. Una situazione analoga interessa il nuovo movimento berlusconiano: Luigi Morgillo aveva pronte le valige per Roma, ma il Popolo delle Libertà ha deciso di non consentire ai consiglieri regionali di candidarsi e, salvo clamorose sorprese, per Morgillo si sono così chiuse le porte di Montecitorio. Anche in questo caso la regola vale per molti, ma non per tutti: saranno concesse deroghe per casi particolari, come quello di Sandro Biasotti. E così Forcieri e Morgillo saranno probabilmente eslcusi dalla competizione elettorale per colpa di regolette che sono già disattese. La situazione è paradossale: già la legge elettorale (da tutti contestata, ma poi conservata) impedisce ai cittadini di scegliere i candidati. Ora i partiti più grandi hanno pure deciso di mettere paletti di vario genere impedendo che candidature autorevoli, sostenute dai territori di appartenenza, possano prevalere su altre scelte, fatte con logiche diverse. Alla fine quello che sorprende è che alcuni dirigenti di partito non capiscano le radici dei movimenti che nascono sotto il segno dell'”anti-politica”.
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