cronaca

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Purtroppo quello che si legge è quello che ci viene dato in pasto ma non sappiamo la verità di quello che avverrà veramente. Conosciamo bene come funziona: alla fine di un consiglio lunghissimo nella notte conclusosi alle 5.30 gli uffici stampa decidono cosa far uscire e come indorare la pillola per cercare consenso nei cittadini.


Sembra che la strada definita dal Cdm notturno sia di una "fuoriuscita graduale" dei Benetton dal capitale di Autostrade, un ingresso di Cassa Deposito e Prestiti, e una successiva quotazione in borsa per diluire il capitale sociale in decine di migliaia di azionisti che non avrebbero più alcuna influenza sulla gestione.

Ai Benetton in tal modo non andrebbe un euro per la diminuzione di presenza in società Autostrade ma io sostengo che andrebbero invece recuperati tutti i dividendi che sono finiti nelle loro tasche anziche fare investimenti nella rete autostradale evitando crolli di ponti e gallerie e, come sarebbe stato loro dovere come soci di riferimento e ovviamente responsabili della gestione aziendale, effettuando negli anni tutti quegli adeguamenti necessari per portare le autostrade, specie quelle liguri, a norma di sicurezza europea, con corsie di emergenza e gallerie e ponti ammodernati.

Oggi questa soluzione lascia ancora molto perplessi. È solo un titolo, che non ci consente di esprimere alcuna opinione su chi ha vinto questa battaglia. Conte dice che racconterà proprio in occasione dell’inaugurazione del ponte di Genova come saranno regolati i nuovi rapporti e la strada che verrà intrapresa. Quindi attendiamo ma quello che non possiamo attendere è la riapertura delle autostrade liguri che stanno buttando in ginocchio tutta l’economia portuale turistica imprenditoriale della Liguria.

Su questo neanche una parola e noi ci svegliamo e non sappiamo quello che ci attende se dovremo uscire in macchina e entrare nel girone infernale del sistema autostradale genovese e regionale.

Maurizio Rossi*, Membro commissione Trasporti Senato XVII legislatura