cronaca

I sindacati chiedono l'intervento del Governo
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Fim, Fiom, Uilm hanno annunciato lo sciopero di tutto lo stabilimento Arcelor Mittal di Genova fino alle ore 7 di lunedì 18 maggio. Durante l'incontro tra sindacati e azienda, quest'ultima ha illustrato la richiesta di ulteriori cinque settimane di cassa integrazione ordinaria Covid-19 fino al 21 giugno 2020, di qui la protesta: "Le richieste da noi portate al tavolo, di rotazione effettiva del personale e di integrazione salariale, non sono state accettate. Non abbiamo assolutamente accettato questo tipo di logica, in una totale mancanza di un piano strategico del gruppo Arcelor Mittal Italia", dichiarano i sindacati in una nota congiunta.

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Secondo quanto riferito da Fim, Fiom e Uilm, "Arcelor Mittal e Ilva in amministrazione straordinara, trattano all'insaputa dei lavoratori futuri assetti del gruppo in Italia, lasciano allo sbando la siderurgia, settore strategico della produzione nazionale. Preoccuparti della situazione chiediamo l'intervento del Governo e ci attiveremo fin da subito per fare presente al Prefetto di Genova, gli estremi di un utilizzo improprio dello strumento cassa integrazione Covid-19".

"Le aree su cui è situata la siderurgia genovese
, dove vige l'Accordo di Programma, non possono essere trascurate e impoverite da una gestione schizofrenica di Arcelor Mittal", concludono i rappresentanti dei lavoratori. Il presidio di lunedì 18 maggio scatterà alle 7. I sindacati raccomandano a ogni lavoratore di "munirsi di mascherine e guanti" e mantenere il distanziamento sociale.

"C'è stata la sanificazione
, ci sono i dispositivi di protezione individuale e due richieste alla Prefettura per riaprire", spiega all'agenzia Dire Bruno Manganaro, segretario Fiom Genova. "Eravamo arrivati a 650 lavoratori in fabbrica e oggi l'azienda ha chiesto a 200 di tornare a casa". In tutto sono mille i lavoratori in cassa integrazione. Il sindacalista spiega che i vertici di ArcelorMittal hanno motivato la richiesta con "problemi con il ritiro di alcuni ordini. Ma, allora, l'utilizzo della cassa Covid è improprio. Ci vorrebbe quella ordinaria ma ha trattative più lunghe, costa di più e necessita di più documentazione. Ora la trattativa è partita anche a Novi Ligure, temiamo che sia una strategia nazionale. Ma Genova non è Taranto e se vogliono drammatizzare, drammatizziamo anche noi", ha concluso Manganaro.