Si allarga l'inchiesta della guardia di finanza su un giro di mazzette per falsi lavori negli edifici dell'Università di Genova che ieri ha portato all'arresto di cinque persone, tra imprenditori e dipendenti dell'ateneo. Secondo quanto emerge dall'indagine, coordinata dal pm Massimo Terrile, ci sarebbero almeno altri 11 episodi di falsi ordini di spesa liquidati con soldi pubblici, dal 2015 al 2016. Un vero e proprio sistema che si protraeva da anni e che potrebbe coinvolgere anche altri dipendenti, come sottolineato dagli inquirenti. Le fiamme gialle hanno sequestrato ieri tutta la documentazione relativa agli appalti risalenti fino al 2011 e che verrà analizzata nelle prossime settimane. Intanto, sono stati fissati per lunedì gli interrogatori di garanzia davanti al gip Claudio Siclari.
Agli arresti domiciliari sono finiti i due impiegati dell'Università Rosario Roberto La Rosa e Claudio Fabio Colombi, e i tre imprenditori Giovanni Di Lallo, Salvatore Piromalli e Carlo Catalano (difesi dagli avvocati Massimo Boggio, Pietro Bogliolo, Silvia Morini e Federico Ricci). Le accuse sono, a vario titolo, di corruzione, turbativa d'asta, truffa aggravata e falso. In pratica, La Rosa e Colombi facevano pagare dall'Università i tre imprenditori per lavori mai eseguiti, in cambio di mazzette che si aggiravano tra i 500 e i duemila euro a fronte di fatture che andavano dai cinquemila ai seimila euro.
A scoprire il "sistema" erano stati due funzionari dell'ateneo che avevano scoperto un foglio con le prove delle firme false di uno dei due fatte da uno dei sottoposti arrestati.
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