sport

Si è spento a 81 anni a Prato
1 minuto e 30 secondi di lettura
Si è spento a Prato all'età di 81 anni Eugenio Bersellini, che è stato soprattutto un pezzo di storia della Sampdoria. Eccone un ricordo. 

Eugenio Bersellini è stato uno dei pilastri della storia sampdoriana. Se il suo nome, nella prima esperienza blucerchiata, è legato anche alla quasi inevitabile retrocessione del 1976-77 (ma l'anno prima era arrivata una miracolosa salvezza grazie alla vittoria nell'ultima giornata contro il Napoli), il suo ritorno a Genova fu un vero e proprio momento catartico, come per sdebitarsi rispetto a quanto accaduto in precedenza.

Era l'estate 1984, Paolo Mantovani si era già portato a casa Mancini e Francis, aveva salutato Brady e acquistò tra gli altri Graeme Souness. Bersellini guidò la squadra dove non era mai arrivata dai tempi di Ravano, ovvero al quarto posto, ma soprattutto alla conquista del primo trofeo, quella Coppa Italia sigillata anche dal gol in un Ferraris ribollente di gioia e passione, di un ragazzo di buona famiglia arrivato da Cremona: Gianluca Vialli. Una traccia indelebile nella storia sampdoriana. L'anno successivo il non troppo fortunato esordio in Europa, il dualismo Matteoli-Souness, le incomprensioni con Mancini a cui spesso preferiva il grezzo ariete Lorenzo e poi l'addio alla Samp.

Ma un filo rosso, anzi blucerchiato, univa il Sergente di Ferro alla Sampdoria. Nei cinque anni trascorsi all'Inter, dove approdò dopo la fine della prima esperienza genovese, conquistò uno scudetto che mancava da tanti, troppi anni, cercò invano di portarsi dietro il suo vecchio pupillo Alviero Chiorri e raggiunse una semifinale di Coppa dei Campioni battuto dal Real Madrid. Sulla panchina delle "merengues" c'era Vujadin Boskov: un ponte ideale tra chi avrebbe iniziato il lavoro di arricchimento della bacheca sampdoriana e chi lo avrebbe completato (Coppa Italia 93-94 di Eriksson a parte) con tanti trofei indimenticabili.