turismo

Tra le new entry anche due palazzi nei vicoli della Maddalena
1 minuto e 51 secondi di lettura
 Tornano nel primo weekend di aprile (sabato 1 e domenica 2) i Rolli Days con le aperture straordinarie dei palazzi del patriziato genovese nel centro storico. Dopo il boom dell’ultima edizione di ottobre – ben 90 mila presenze in città – questa primavera saranno 37 le dimore visitabili, tra cui tre new entry assolute e un nuovo progetto che richiamerà 45 neolaureati da tutta Italia.

“L’obiettivo è sempre quello di coinvolgere i ragazzi con un ruolo da protagonisti. Sono loro il vero valore aggiunto della manifestazione”, spiega Giacomo Montanari, ricercatore in storia dell’arte e coordinatore didattico e scientifico della manifestazione. La notizia è che stavolta non si tratta di volontari. “Avranno un vero e proprio contratto – continua Montanari – e saranno a Genova non solo nei due giorni di apertura ma anche prima, in modo da prepararsi sul territorio e ottenere le competenze necessarie”.

La selezione, promossa dalla Fondazione Palazzo Ducale, è stata curata da una commissione mista con membri di Università, Comune, Camera di Commercio, Mibact, della stessa fondazione e dell’associazione formata dai proprietari dei palazzi. Studenti che arriveranno da Milano, Napoli e Torino con la qualifica di ‘divulgatore scientifico’ per accompagnare i visitatori all’interno dei palazzi.

E se finalmente Genova richiama dall’esterno anche giovani addetti ai lavori, i numeri del turismo legato ai Rolli Days sono in continua crescita. Anche la composizione dei visitatori sta cambiando. Spiega Montanari che il 60% provengono da Genova e dintorni, mentre il 40% è costituito da un 25% di italiani non genovesi e da un 15% di stranieri in costante aumento.

Tra gli edifici di nuova apertura spiccano palazzo Lercari Parodi in Strada Nuova e due gioielli nascosti della Maddalena: palazzo Brancaleone Grillo in vico Mele e palazzo De Franchi in Posta Vecchia. “È importante portare la manifestazione anche in realtà che i genovesi non considerano di pregio. La cultura è anche uno strumento di valorizzazione sociale”, osserva Montanari. In una città che “a differenza di Firenze o Venezia è ancora una cosa vera, con un tessuto sociale ancora vivo. Può accogliere ma non deve cedere nulla della propria identità”.