Cosa ci si aspetta di vedere in una cittadina di mare, famoso centro balneare, nel mezzo del Tigullio? Il mare, appunto. A meno che la distesa blu non sia coperta da una distesa di cabine e tettucci che tarpa il più naturale dei paesaggi costieri. Questo era più o meno quello che succedeva a Rapallo, dove - lo ricordiamo - le spiagge libere sono quasi un optional (solo il 15% contro il 40% previsto dalla legge) e gli stabilimenti si erano presi anche il panorama. “Abbiamo scoperto che la legge lo vietava – racconta Massimo Maugeri di Legambiente – e infatti era assurdo che non si potesse vedere il mare in una zona che non è portuale ma turistica”. Una battaglia durata due anni, alla fine vinta in Conferenza dei servizi con la Regione. Le cabine non sono state eliminate, ma almeno è comparso qualche varco che permette di guardare un po’ di orizzonte.
Un altro problema di Rapallo riguarda la qualità delle acque di balneazione. Vicino alla foce del torrente Boate si trova un tratto di arenile libero in cui il mare è segnalato come ‘sufficiente’. “Ma altre spiagge libere sono in zone più inquinate – puntualizza Andrea Carannante del Comitato Spiagge Libere del Tigullio – ci si salva solo andando verso San Michele di Pagana e Zoagli, al di fuori della diga portuale”. Nonostante tutto, Rapallo continua a segnare boom di visitatori ogni anno, segno che le potenzialità per un turismo balneare di qualità sono alte.
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