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L'ex ministro Lupi si infuriò col capo delle Fs, ma aveva torto
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Quando si dice che le bugie hanno le gambe corte. Lo ricordo ancora l'ex ministro dei Trasporti Maurizio Lupi insorgere contro il malcapitato capo delle Ferrovie, Michele Elia, colpevole di affermare che "il Cipe non consentirà mai di realizzare il raddoppio Andora-Finale per lotti, ritenendo che l'opera sia da considerarsi unitaria".

Erano i giorni belli in cui il ministro uscito da Forza Italia per ingrossare, si fa per dire, le fila dell'Ncd di Angelino Alfano, poteva permettersi la qualunque. E così apostrofò Elia: "Lui si preoccupi di far arrivare i treni puntuali, che al Cipe ci penso io!". Nelle cose della politica come della vita di tutti i giorni, però, c'è un galantuomo a prova di corruzione e di compromessi: il tempo.

Trascorsi un paio d'anni, in audizione al Senato arriva Maurizio Gentile, amministratore delegato di Rete ferroviaria italiana (Rfi), il quale a domanda del senatore Maurizio Rossi risponde: "Il Cipe considera la Andora-Finale un'opera unitaria, quindi per avviarla serve il finanziamento integrale. Al punto che ha bloccato pure lo stanziamento di 225 milioni stabilito a suo tempo".

E allora eccoci qui a toccare con mano quanto Elia avesse ragione e Lupi torto. Torto marcio. Che quando ce l'hai, non c'è arroganza capace di farlo diventare ragione. Magari si può addolcire, se uno ha l'umiltà, o appena la prudenza, di essere meno tranciante e protervo.

Lupi si sentiva intoccabile, forte dei trascorsi che l'avevano imposto fra i protagonisti dell'agone politico nazionale. E allora che diamine vogliono 'sti liguri che chiedono di essere affrancati dal binario unico? Vabbè, siccome ogni tanto bisogna armarsi di umana pazienza e compassione, il ministro fa il suo regalo: 15 milioni all'anno per 15 anni.

Giusto i denari per aprire il cantiere e bucare il "foro pilota" della lunga galleria prevista dal progetto ancora molto preliminare sulla Andora-Finale. Al resto, malcontato 1,3 miliardi, e soprattutto a quei rompiballe del Cipe (Comitato interministeriale programmazione economica) ci penserà dopo. E ci penserà lui.

Prima che Lupi possa muovere altri passi - compreso quello di far sborsare alla Liguria soldi aggiuntivi per costruire la Gronda di Genova, anche se Autostrade ha già avuto gli aumenti ai pedaggi su tutto il territorio, spalmati in più anni, per finanziare l'opera - invece c'è chi pensa a lui. Sono i magistrati che fanno esplodere lo scandalo Grandi Opere. Il ministro non è indagato, ma finiscono nelle patrie galere o sotto la lente degli investigatori molte, troppe persone che gli sono vicine. Spuntano fuori pure la storia di un Rolex regalato al figlio e di rapporti discutibili con uno studio professionale a Genova.

La forza degli eventi è tale da indurre Lupi alle dimissioni. Lascia il ministero, ma salva la pellaccia politica e di lì a poco diventa presidente dei deputati di Area Popolare, ennesima mutazione di Ncd, al posto di Nunzia De Girolamo, che torna ai lidi natii di Forza Italia.

Oggi che sul raddoppio Fs del Ponente, collegamento internazionale con la Francia e il resto d'Europa, si scopre l'ennesima "truffa" politica, resta l'incazzatura. Condita da un senso di impotenza: che cosa ti potevi aspettare da un ministro dei Trasporti convinto che la Pedemontana fosse una ferrovia e non un'autostrada?