"La pistola è mia, l'ho ereditata tempo fa. La portavo in giro per difesa personale". Salvatore Maio, l'uomo che lunedì sera ha ucciso padre e figlio davanti al bar Risveglio di Pegli ha cambiato versione. Nelle prime ore dopo il delitto diceva che la pistola era caduta alle vittime. Ora ammette che l'arma era sua. Maio ha però confermato la sua versione sulla dinamica di quanto avvenuto. "Mi sono difeso - ha raccontato in due ore di interrogatorio - io sono scappato, loro mi hanno inseguito. C'è stata una colluttazione e ho sparato". Le vittime sono Adriano e Walter Lamberti, sinti di origine italiana. Un terzo sinti ha invece riferito che Maio gli avrebbe puntato un'arma contro.
L'uomo, originario di Rizziconi (Reggio Calabria) ha fatto i nomi delle due ragazze con cui era nel locale quella sera e che, secondo quanto ricostruito dagli agenti della squadra mobile, sarebbero state il "motivo" della lite per apprezzamenti su di loro. Al termine dell'interrogatorio, in cui si è detto dispiaciuto per quanto successo, il gip ha emesso una ordinanza di custodia cautelare in carcere.
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