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Confcommercio Imperia laboratorio della svolta. Il caso affitti
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Centro commerciale naturale. Si chiama così, in Liguria, il futuro di quello che negli anni è diventato probabilmente il più importante settore economico. Soprattutto per il declino dell'industria, che ha colpito principalmente Genova, però non ha risparmiato neppure le altre province.

Ma che cos'è il Centro commerciale naturale? Se vogliamo, nulla di veramente nuovo: una rete diffusa di negozi, come si è vista principalmente negli anni Sessanta e Settanta. Solo che rispetto al passato c'è il quid portato dalla modernità e dall'innovazione tecnologica.

Dunque, ecco che gli esercizi dovranno essere fortemente tipicizzati, con una ricca offerta di servizi, capaci di gestire il loro mercato di riferimento anche sull'on line e votati a una comunicazione che riesca a garantire un'attrattivita' declinata mettendo a fattor comune la qualità dei prodotti con l'entità e la qualità dei servizi.

A condire il tutto servirà un altro elemento decisivo: la facilità di accesso, pedonale ma anche veicolare, che in questo caso richiede un ingrediente vitale come quello dei parcheggi. Non dentro il Centro commerciale naturale, ma a fargli da corona, quindi nelle immediate adiacenze.

C'è già un laboratorio che lavora alla svolta ed è la Confcommercio di Imperia, i cui tecnici stanno studiando ed elaborando piani che nei prossimi mesi costituiranno l'ossatura della proposta destinata al tavolo delle istituzioni. "Non c'è dubbio - spiega proprio il direttore di Confcommercio Imperia, Claudio Roggero - che il ruolo degli enti locali sarà decisivo. Si tratta di ripristinare una programmazione che dopo le liberalizzazioni è di fatto venuta meno. Sia chiaro, nessuno chiede di tornare al sistema delle licenze, perché non c'è alcuna ansia di ripristinare dei monopoli, ma le mosse vanno compiute all'insegna di pianificazioni che devono permettere agli operatori di conoscere in partenza il livello della qualità e quantità di competizione a cui vanno incontro".

Sì al libero mercato, insomma, ma con un minimo di regole che consentano di starci dentro senza subire forme di concorrenza sleale. Come non è garantito oggi, tanto per chiamare le cose con il loro nome.

Vien da domandarsi, tuttavia, come questo possa conciliarsi con la presenza sempre più diffusa sul territorio delle grandi catene di supermercati. In realtà l'idea del Centro commerciale naturale scaturisce proprio dalla tendenza a modificarsi della grande distribuzione. Ci sono progetti, più o meno riservati, in base ai quali molte griffe del settore nel breve periodo andranno a chiudere le strutture maggiori di periferia, ricollocandosi su spazi più piccoli, ma nel centro delle città.

Il fenomeno è già diffuso negli Stati Uniti e qualcosa comincia a vedersi anche in Liguria. Se il trend sarà anticipato da iniziative come il Centro commerciale naturale, quello che oggi è un ritardo, su base nazionale e regionale, potrà tradursi in un vantaggio, saltando a pie' pari quelle fasi intermedie che di solito sono portatrici anche di gravi difficoltà, prima fra tutte quella occupazionale.

Perché l'operazione riesca sono però indispensabili altri due ingredienti. Il primo è di tipo culturale e richiede ai commercianti un salto di mentalità: va bene tutelare i cosiddetti interessi di bottega, ma sempre più dovranno abituarsi a ragionare come parte di un insieme, evitando di parcellizzare azioni e reazioni, spesso affidati a gruppi di via e con il solo risultato di enfatizzare divisioni che poi nuocciono alla categoria, una volta persa (o pur vinta) la battaglia spicciola.

Il secondo ingrediente riguarda la gestione del problema affitti. Da tempo, i commercianti di qualsiasi sigla denunciano una crescita assurda dei costi di locazione e proprio ciò è spesso l'origine di negozi che rimangono tristemente chiusi. La proprietà immobiliare non mostra finora cedimenti nelle sue richieste esose, senza considerare che ciò finisce per deprezzare intere zone delle nostre città, soffocando il commercio, e quanto è ad esso legato, e anche abbattendo il valore degli immobili stessi.

Pure qui il ruolo delle istituzioni locali può rivelarsi dirimente, magari azionando la leva della fiscalità agevolata. Dopo aver atteso invano, sia a livello centrale sia periferico, una politica industriale purchessia, si riuscirà a vedere, invece, una adeguata politica commerciale?