Inquinamento, dissesto idrogeologico e cambiamenti climatici non costituiscono solo un pericolo per la natura e gli abitanti italiani, ma anche per i beni culturali del Paese. 'Perdita di superficie', erosione, annerimento o 'sporcamento' sono i principali rischi cui incorrono oltre 42mila monumenti e beni archeologici sparsi in tutta Italia. Solo a Roma sono 3.660 i monumenti soggetti a degrado, con perdite di superficie, causate dall'inquinamento. E anche la capitale è interessata dal potenziale rischio alluvione che mette in pericolo aree di pregio come piazza Navona, piazza del Popolo e il Pantheon. A scattare la fotografia del rischio per il patrimonio architettonico e monumentale italiano sono l'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) e l'Iscr (Istituto superiore per la conservazione ed il restauro), che hanno illustrato i loro 15 anni di collaborazione, in cui hanno messo in comune conoscenze e dati al fine di programmare le attività di manutenzione di un bene e l'eventuale restauro. In Italia, secondo il censimento condotto dai due istituti, 14mila beni culturali sono esposti a rischio frane e 28.483 ad alluvioni.
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