Aprire una crisi politica oggi non conviene a nessuno. E nemmeno mettere in discussione la maggioranza alla vigilia del rinnovo del porto. Conviene ancora meno fare tutto questo pensando alle elezioni di primavera o magari già anticipate in autunno. Ma la mossa del Partito Democratico, a Savona, porta a pensare proprio alla voglia di fare saltare il banco. Sostituire il dimissionario vice sindaco tecnico, Paolo Gaggero, con il segretario provinciale del partito, viene letto come un atto di forza.
“Che un'unica componente di maggioranza abbia il sindaco, il vice sindaco e gestisca fondamentali deleghe come l'urbanistica non si ricordava dai tempi del monocolore” hanno già sentenziato gli alleati minacciando strappi e cartoline di addio. Alla faccia delle belle parole che negli anni dello spirito olimpico si sprecano: le poltrone non contano e importa solo il progetto di città.
Tutta una mossa finalizzata alla battaglia per arrivare a mettere le mani sulla nomina del nuovo parlamentare Pd di Savona sistemando altrove un Livio Di Tullio che altrimenti avrebbe scalpitato? Forse, anche se in realtà il segretario non avrebbe mai manifestato ambizioni romane. Semmai il segnale politico che emerge sembrerebbe un altro: la dimostrazione di un ritrovato patto d’azione tra il sindaco e il suo antico collaboratore di giunta.
Pronti a muoversi insieme anche in vista delle primarie del partito? Se è così, non deve sorprendere: il commercialista Federico Berruti, bocconiano doc e sempre attento agli equilibri cencelliani. è uno che i conti li sa fare, eccome.
E dalla storia il renziano di Liguria, questa volta, sembra emergere più come cannibale che rottamatore.
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