Cronaca

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Il presidente dell'Ilva Bruno Ferrante ha depositato questa mattina due appelli e una richiesta di incidente di esecuzione al tribunale del Riesame di Taranto contro le ordinanze con le quali il gip Patrizia Todisco ha stabilito la chiusura degli impianti di Taranto, per consentirne la bonifica, e la revoca dello stesso Ferrante dall'incarico di custode delle aree sequestrate.

In uno dei due appelli si legge che l'ordinanza con la quale il gip ha imposto di fermare gli impianti sequestrati "si sostanzia nell' usurpazione dei poteri attribuiti ad altri organi" giurisdizionali, come Riesame e Procura, "a cui spetta l'esecuzione del sequestro".

L'ordinanza del 10 agosto è, secondo Ferrante, "affetta dalle più radicali forme di abnormità", ha un contenuto "incompleto" e "viola le procedure di esecuzione delle misure cautelari".

Poi, riferendosi alla decisione del giudice di revocare Ferrante dall'incarico di custode ed amministratore delle aree sequestrate, il presidente e i legali dell'Ilva scrivono che il giudice Todisco ha compiuto una "inamissibile prevaricazione di funzioni proprie di altri organi del magistero penale, in violazione del principale principio accusatorio, i cui riflessi economico-sociali non occorre ribadire".

Secondo i legali dell'Ilva, poiché il Riesame ha disposto - con il dispositivo depositato il 7 agosto - che i custodi "garantiscano la sicurezza degli impianti e li utilizzino in funzione della realizzazione di tutte le misure tecniche necessarie per eliminare le situazioni di pericolo e della attuazione di un sistema di monitoraggio in continuo delle emissioni inquinanti", esso intendeva significare "espressamente" che ha concesso la "utilizzazione degli impianti".