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Una proposta che andrebbe a dare un tempo certo ai cittadini che, nel loro diritto, chiedono di arrivare al percorso di fine vita, al suicidio assistito
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GENOVA - Si discute ancora della proposta di legge “Procedure e tempi per l'assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito ai sensi e per effetto della sentenza N. 242/19 della Corte Costituzionale".

Una proposta che andrebbe a dare un tempo certo ai cittadini che, nel loro diritto, chiedono di arrivare al percorso di fine vita, al suicidio assistito.

I Consiglieri Regionali Gianni Pastorino (Linea Condivisa), Fabio Tosi, Paolo Ugolini (Movimento 5 Stelle), Luca Garibaldi, Roberto Arboscello, Enrico loculano, Davide Natale e Armando Sanna (Partito Democratico) hanno risposto all'appello dell'Associazione Luca Coscioni sulla richiesta di una regolamentazione per quanto riguarda la morte volontaria medicalmente assistita depositando la proposta.

Il Veneto è stata la prima regione a discutere e a bocciare in Consiglio regionale la proposta di legge, chiamata Liberi subito, depositata con 9 mila firme. Era stato il governatore Zaia ad aprire la discussione. Il governatore della Liguria Giovanni Toti si è espresso in favore del suo collega: "Un tema di coscienza. Zaia ha posto una questione vera, che per la verità ha posto anche la massima magistratura dello Stato, cioè dover normare un aspetto della vita delle persone che fino a oggi è stato lasciato alla magistratura con qualche timidezza da parte della politica, quindi penso che abbia fatto assolutamente bene", ha dichiarato Toti. Queste parole sono quelle che rendono ottimisti i firmatari dell'opposizione.

Il percorso che affronta chi vuole accedere al suicidio assistito inizia con la richiesta del controllo da parte del sistema nazionale sanitario delle condizioni del malato che ha fatto richiesta. I requisiti sono una patologia irreversibile che crea dolore, cure che tengono in vita la persone e la sua capacità di autodeterminarsi. A quel punto interviene il Comitato Etico, che deve esprimersi e decidere. Il sistema sanitario, se la risposta è positiva, fornirà il farmaco di fine vita.

“La proposta di legge interviene perché alcuni malati, in Italia, hanno aspettato fino a due anni - ha detto la segretaria nazionale dell’associazione Coscioni, Filomena Gallo -. Qui non aggiungiamo diritti, ma aiutiamo le persone che stanno soffrendo facendo diminuire le tempistiche”.

Il diritto alla richiesta delle condizioni per accedere al suicidio assistito esiste da 5 anni. In Liguria sono più di 166 le chiamate per avere informazioni arrivate al centro dell’associazione Luca Coscioni.

La Liguria è la 14esima regione in cui è stata depositata la proposta di legge. Sette di queste hanno dichiarato la proposta ammissibile.

I dati Istat dipingono una fotografia preoccupante: in Italia il 46% dei suicidi che avvengono hanno come movente la malattia.

L’associazione Coscioni ha raccontato alcune testimonianze, come la storia di Fabio Ridolfi, 46enne di Fermignano, immobilizzato da 18 anni a letto a causa di una tetraparesi, che dopo aver aspettato per tanto tempo l’arrivo dei controlli per accedere al suicidio assistito, disperato, ha deciso di intraprendere una strada diversa, ovvero l'interruzione delle terapie con sedazione profonda, rispetto a quello che avrebbe voluto, perché con tempi diversi (più brevi), ovvero che il fine vita.

“Spesso si pensa che il mondo cattolico sia contrario al fine vita, ma sono qui per dimostrare che non è così. In gran parte la Chiesa è a favore di questa proposta di legge” ha detto l’ex parrocco di Bonassola.

“Avevo fatto un sondaggio è così scoperto che anche l'80% dei miei parrocchiani erano favorevoli - ha continuato -. Questa proposta di legge non è solo di buon senso ma anche caritatevole ed evangelica”.