CRONACA

Il ricordo del 14 agosto 2018 del sindaco-commissario

Un anno dal crollo di ponte Morandi, Bucci: "Abbiamo dimostrato la forza di noi genovesi"

martedì 13 agosto 2019



GENOVA - “Il 14 agosto ero al Consiglio metropolitano, stavo per andare in Comune quando alle 11.37 ho ricevuto la chiamata che mi avvisava del crollo di ponte Morandi. Subito ho pensato a un cornicione del ponte, poi mi hanno detto che si trattava di 200 metri di strada” inizia così il racconto del sindaco Marco Bucci che a un anno di distanza dalla tragedia di ponte Morandi ricorda nel dettaglio quel giorno. (Qui un piccola anticipazione dell'intervsita integrale al sindaco-commissario che andrà in onda su Primocanale durante la diretta del 14 agosto).

“Subito ho pensato a un attacco terroristico, poi invece la realtà è stata diversa – prosegue Bucci che poco tempo dopo è stato nominato commissario straordinario alla Ricostruzione -. Alle 12.03 abbiamo subito attivato il Coc (Centro Operativo Comunale), devo dire che i primi 20 minuti sono stati di panico, nessuno sapeva bene cosa fare. Poi è subentrata la ragione, il sindaco e il suo team devono affrontare l’emergenza e pensare anche a chi non è stato toccato dall’emergenza. I soccorsi sono partiti immediatamente, ma ci siamo preoccupati anche di dare subito tutte le informazioni alla città, gestire la mobilità e fare in modo che la città restasse in una situazione accettabile sotto questo punto di vista”.

Nel crollo di ponte Morandi sono morte 43 persone. Il primo pensiero del sindaco va proprio a loro. Ma nelle concitate ore dopo la tragedia la città si è trovata all’improvviso stravolta: 600 sfollati, una viabilità sconvolta e completamente modificata. “Alla prima conferenza stampa alle 14,30 c’era un’atmosfera pesante – racconta ancora Bucci - ma ho subito detto chiaro e tondo che la città non era in ginocchio, siamo in piedi e pronti a lavorare. E’ stato un messaggio importante. Abbiamo lavorato da subito e per un anno intero per la città. Abbiamo fatto delle cose a tempo di record: dopo sei giorni abbiamo dato la prima casa agli sfollati, dopo 15 tutti avevano un tetto. Dopo tre settimane e mezzo abbiamo costruito grazie all’aiuto degli imprenditori la prima strada, via della Superba. Dopo circa quattro settimane abbiamo fatto passare di nuovo i treni nella ferrovia, dopo cinque siamo tornati a una mobilità con un flusso di mezzi precedenti al crollo”.

Dopo l’emergenza delle prime settimane subito dopo è partita la corsa dei lavori con la demolizione entrata presto nel vivo. “Il 15 dicembre è iniziato il cantiere. Il 28 giugno con la demolizione con l’esplosivo è stata completata un’operazione di natura mondiale che resterà nei libri di ingegneria – spiega il sindaco-commissario - . I nostri tecnici hanno fatto davvero un grande lavoro. Tutta la città si è tirata su le maniche come ha sempre fatto nella sua storia. E’ la dimostrazione che si possono fare grandi cose nei modi giusti, nei tempi giusti e nei costi giusti. Il lavoro non è finito, la città non si è fermata, lo dicono i numeri sui posti di lavoro che sono aumentati, l’economia che ha continuato a crescere, i turisti che sono continuati ad arrivare in città. Siamo seguendo il percorso giusto, dobbiamo diventare la prima città del Mediterraneo”.

Il sindaco ripensa a questo ultimo anno e ha una certezza: “Il ponte nuovo sarà pronto ad aprile. Il momento più difficile? Il 28 giugno, giorno dell’esplosivo ho tirato un sospiro sollievo, soprattutto quando alle 21.30 tutti gli sfollati hanno potuto iniziare il rientro a casa. Siamo stati bravi soprattutto quando a superare i problemi della burocrazia ed è quello che ci chiedevano i genovesi”.

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