IL COMMENTO

Il commento

La battaglia dei nomi delle strade e la memoria corta dei genovesi

di Franco Manzitti

sabato 18 settembre 2021
La battaglia dei nomi delle strade e la memoria corta dei genovesi

Circolando per le strade di Genova con la curiosità da vecchio cronista ogni tanto mi gira un po’ la testa, se mi concentro sui nomi delle strade, delle piazze, dei ponti, dei passi, dei sottopassi e magari degli slarghi e se cerco di ricordare il dibattito in corso per intitolare la toponomastica a illustri cittadini e non del passato più lontano e anche di quello recente e recentissimo. In Consiglio comunale si litigano perfino sulla strada da intitolare a Gino Strada e qualche tempo fa c’era stato finalmente un moto di popolo per ricordare in quel modo stabile e visibile Fulvio Cerofolini, sindaco socialista per dieci anni, il politico che insediò per primo in Italia le cosiddette giunte rosse nell’aprile del 1974, capovolgendo le alleanze e precedendo Torino e Roma…

Non sarà il caso di mettere un po’ di ordine e di creare anche una gerarchia nelle proporzioni tra i meriti e lo spazio dedicato all’illustre personaggio effigiato dalla civica toponomastica? Da ex fedele collaboratore di Paolo Emilio Taviani, il più importante uomo politico che ha avuto nel Dopoguerra Genova, ministro per oltre venti anni, fondatore della Dc nazionale e genovese, mi indigno un po’ per quanto sia labile il suo riconoscimento stradale genovese. Una quindicina di anni fa , sei anni dopo la sua morte, gli hanno dedicato un “largo” davanti all’ingresso del Museo del Mare, che nessuno identifica e nessuno riconosce per l’esiguità e l’indeterminatezza dello spazio.

Fossi un democristiano o più facilmente un ex o post democristiano mi indignerei non poco. Taviani è stato l’uomo che più ha determinato la Genova che è oggi, sopratutto nelle tanto discusse infrastrutture, che ai suoi tempi la salvarono dall’isolamento in cui è riprecipitata in assenza di uomini come lui.  E poi chi c’era a Roma al consiglio dei Ministri, quando decisero di finanziare i lavori della Sopraelevata (costruita in 18 mesi) l’acquedotto del Brugneto, che ci salvò dalla sete eterna, la Fiera del Mare, dove nacque il Salone Nautico, che oggi ci rilancia, e dove riparte una fantasmagorica e velocissima ricostruzione?

E, da ultimo, chi si è battuto per celebrare i 500 anni dalla Scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo, nel modo che ha trasformato un parte importante di Genova, deviandola giustamente verso un destino turistico e di accoglienza, nel “mitico” 1992? Paolo Emilio Taviani, il colombista più importante in Italia, quello che impose in maniera definitiva e scientifica la genovesità di Colombo agli studiosi di tutto il mondo, in particolare ai riottosi spagnoli e ai tignosi studiosi inglesi. E siamo quasi alla vigilia del fatidico 12 ottobre, che fossimo negli Usa sarebbe ultra festeggiato e, invece, qua sembra sempre una festa un po’ sopportata, vero signor sindaco marco Bucci, primo cittadino con le stigmate yankee?

Per tutto questo nella mia passeggiata genovese, quando arrivo al Museo del mare, a due passi dalla post Facoltà di Economia e Commercio, mi incavolo un po’, guardando quella targhetta seminascosta, con scritto sopra “Paolo Emilio Taviani 1912-2001, uomo politico”. Qualche anno fa qualcuno urlava intimorito che “non voleva morire democristiano”. Quel rischio non c’è più, ma spesso spunta quello di morire senza più memoria.



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