CRONACA


I licenziati di ponte Morandi scrivono a Conte: "Lasciati soli, ci dia una mano"

mercoledý 06 marzo 2019
I licenziati di ponte Morandi scrivono a Conte:

GENOVA - Nero su bianco nelle parole scritte dai lavoratori licenziati dopo il crollo di ponte Morandi emerge tutta la preoccupazione e l'amarezza per la situazione che da quasi sette mesi stanno vivendo. Una lettera scritta e indirizzata al premier Conte che questo venerdì arriva a Genova per prendere parte a un incontro con Lucio Caracciolo nel corso del Festival di Limes.    

Un grido di protesta in cui viene chiesto al premier Conte una maggiore attenzione e di farsi cura e carico della vicenda che li ha visti coinvolti. Tutte le certezze sono venute meno quel 14 agosto, con le aziende che tra alterne vicende sono state costrette a licenziare. Nella lettera la delusione per non essere stati considerati a sufficienza nelle misure mette in atto per affronare l'emergenza.    

Questo il contenuto integrale della lettera: 

"Eravamo assunti a tempo indeterminato,  imprese solide, in attivo,  con nessun problema economico, ed avevamo un posto di lavoro sicuro. Il lavoro per noi non era un problema, era una certezza, come il buono stipendio, quasi € 2.000,00 al mese, che permetteva di far vivere bene una famiglia monoreddito formata da marito moglie e uno o due figli. Stipendio conseguito a seguito di anni di esperienza e di professionalità maturata.

Tutti avevamo impostato la nostra vita e quella delle nostre famiglie su quel lavoro e sui quei stipendi certi a fine mese, avevamo stipulato mutui, preso impegni, ecc.,  come fanno tutte le persone normali che lavoravano tutto il giorno, che si reputano fortunate ad avere un buono stipendio.

Ma questa certezza dopo il 14 agosto, solo e soltanto a causa della caduta del ponte Morandi, è venuta meno, siamo rimasti senza quella certezza del lavoro e senza quello stipendio a fine mese, che caratterizzava le nostre famiglie di semplici operai.

Dopo la caduta del ponte nessuno ci ha aiutato, i titolari delle tre ditte si sono comportati certamente in modo diverso, ma di fatto molti di noi hanno dovuto affrontare le difficoltà economiche utilizzando parte dei risparmi accantonati da una vita di lavoro.

Dopo innumerevoli incontri tra di noi, vedendo che tutti gli altri soggetti danneggiati dalla caduta del ponte cercavano di farsi le proprie ragioni, anche noi ci siamo riuniti in un comitato denominato 'comitato lavoratori zona rossa '.

Incontrando il commissario, nonché sindaco Bucci, il governatore Toti e il sottosegretario Rixi, con i quali è emerso che, anche se ha del grottesco, a ns umile giudizio, non avremmo percepito nessun ammortizzatore sociale e neanche l'applicazione dell'art 4 ter, inserito apposta nel decreto Genova, cosa inspiegabile per noi, in quanto a dire delle istituzioni, chiudendo le ditte, avremmo perso tutti i ns diritti di usufruire di un qualsiasi aiuto che ci avrebbe dato ossigeno,  in quanto chi più chi meno, non percepivamo più lo stipendio, essendo impossibilitati a recarci al lavoro in quanto zona rossa interdetta.

Così, nostro malgrado abbiamo dovuto farci sentire attraverso le televisioni e giornali locali e nazionali. Nel frattempo il Commissario Bucci ha designato l'Ass.Piciocchi ns interlocutore, lo stesso che si è occupato di risolvere il problema degli sfollati. Gli unici aiuti economici sono arrivati solo a dicembre, alcune onlus e associazioni locali una parte delle somme raccolte a seguito delle offerte dei cittadini sono state assegnate a noi , attraverso il Comune ed al grande aiuto dell’Ass. Piciocchi e del Commissario Bucci Questo ci è stato di grande aiuto anche morale, perché ad eccezione dell’Ass. Piciocchi e del Commissario Bucci, tutte le istituzioni ci hanno lasciati soli. Ora ,alla luce della gravità della situazione in cui ci troviamo , ci permettiamo di disturbarla per questa ragione. Il Comune di Genova ha intrapreso un percorso per poterci assorbire nelle società partecipate. Perché questo avvenga a tempo indeterminato  - al momento le uniche assunzioni possibili lo sono a tempo determinato e non oltre un anno per effetto del decreto dignità – occorre che venga recepita in una norma dello Stato l’auspicio deliberato in un apposito ordine del Consiglio comunale di Genova per consentire la nostra stabilizzazione in deroga alle ordinarie regole sulle assunzioni partecipate.

Riteniamo che l’eccezionalità della nostra situazione e l’impegno profuso dal Comune meritino questa deroga che sottoponiamo alla Sua attenzione. Consideri che tutti gli altri grandi danneggiati a seguito della caduta del ponte , come ad esempio proprietari sfollati ed i proprietari della zona rossa , oltre ad aver ricevuto offerte economiche da parte dei cittadini , riceveranno giustamente grandi indennizzi dagli enti e/o da autostrade a differenza nostra che siamo stati lasciati economicamente soli , salvo le offerte dei cittadini , come sopra esposto. Addirittura i nostri datori di lavoro hanno ottenuto ed otterranno indennizzi molto elevati …. Ma noi nulla ! Nonostante vi sia a ns favore una votazione all’unanimità del Consiglio comunale del 30 ottobre scorso, dove viene richiesto ed appoggiato un indennizzo di almeno36 mensilità .Infatti è palese a tutti ,che più ,chi meno, abbiamo tutti noi ex dipendenti delle ditte zona rossa , ora nera, subito un forte danno economico ,lavorativo e senz’altro psicologico per noi e per le ns famiglie. Signor Presidente Non ci lasci soli . Aiuti il Comune di Genova a portare a compimento l’operazione che con coraggio ha avviato per permetterci di ritrovare la serenità e soprattutto la dignità perduta . Alleghiamo alla presente l’ordine del giorno che abbiamo citato . Davvero confidiamo in Lei e la ringraziamo fin d’ora per l’attenzione che vorrà riservarci".




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