SALUTE E MEDICINA

I genitori hanno chiesto che sia curata a Genova

Bimba in coma a Londra, udienza per decidere il suo trasferimento al Gaslini

mercoledý 11 settembre 2019
Bimba in coma a Londra, udienza per decidere il suo trasferimento al Gaslini

LONDRA -  Si sta decidendo all’Alta Corte di Londra il destino della piccola Tafida Raqeeb, la bambina di cinque anni ricoverata in coma al London Royal Hospital, che i genitori vorrebbero far ricoverare all'ospedale Gaslini di Genova. L’udienza, iniziata lunedì, sta esaminando il caso e dovrebbe durare 5 giorni, secondo quanto riporta il Times. I medici inglesi avevano proposto già a luglio di staccare la spina del respiratore: la bimba ha un'emorragia cerebrale. Poi la speranza dei familiari si era riaccesa, dopo la lettera al direttore generale dell'Ospedale Pediatrico Gaslini, Paolo Petralia e la sua risposta. 

"Non staccate la spina", così si era espresso l'ospedale Gaslini, la cui équipe medica si era riunita per valutare un possibile ricovero a Genova di Tafida. Il collegio tecnico di specialisti ha inviato proprio il 5 luglio scorso un documento ai colleghi di Londra, con i quali successivamente si è anche svolta una videoconferenza collegiale. Il report evidenzia l'estrema gravità delle condizioni cliniche, in linea con quanto indicato dai medici inglesi e il fatto che in Italia non si opera una sospensione delle cure, se non in caso di 'morte cerebrale', quadro clinico che, secondo gli specialisti del Gaslini, è diverso da quello della piccola. Per questo i genitori, Shelina Begum, avvocato di 39 anni, e Mohammed Raqeeb, perito edile di 45, hanno subito depositato il ricorso all'Alta Corte di Londra.

La piccola soffre dalla nascita di una rara malformazione arteriovenosa, che lo scorso 9 febbraio le ha provocato lo scoppio di una vena in testa. Secondo gli esperti del London Royal Hospital "proseguire con cure invasive è ormai vano". Ma la bimba sarebbe ancora "vigile" secondo i genitori, intenzionati a portarla in Italia anche facendo appello alla fede islamica, che vieta l'interruzione delle terapie se non nei casi di morte cerebrale. Il caso di Tafida ricorda quelli recenti di altri due bambini inglesi, Charlie Guard e Alfie Evans, conclusi dopo molte polemiche, con la morte dei piccoli.

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