CRONACA

A Granarolo sistemato un giardino che i famigliari sperano possa essere intitolato a lui

"Il miracolo di Andrea", su Primocanale la storia del portuale genovese vittima del Morandi

di Tiziana Oberti

marted́ 01 settembre 2020



GENOVA - "Noi siamo il miracolo di Andrea, siamo quella famiglia allargata che lui ha sempre voluto". A parlare è Barbara Bianco compagna di Andrea Cerulli una delle 43 vittime del crollo di Ponte Morandi. Vicino a lei c’è l’altra metà di questa storia Giovanna Donato l’ex moglie di Andrea e madre di suo figlio. Si può dire che quasi non si conoscessero poi la tragedia le ha unite. Il nono docufilm della serie ‘Il ponte: 24 mesi tra dolore e speranza’ è la loro storia.

"Andrea – ricorda Giovanna – ci teneva tanto a questa cosa, voleva che andassimo d’accordo, ma non ci frequentavamo come spesso succede ora invece ci sentiamo tutti i giorni, ci sosteniamo, non potremmo più fare a meno l’una dell’altra e anche i nostri figli si vogliono bene".

Andrea, 47 anni portuale genovese, quella mattina stava andando a lavorare e come ogni giorno percorreva quel ponte. Era uscito di casa pochi minuti prima del crollo diretto in porto per fare un doppio turno. Il giorno dopo voleva essere libero per festeggiare i novantanni della nonna a cui era legatissimo.

"Era un vulcano – racconta Giovanna - lui amava la natura, gli animali, la montagna che era il luogo dove portava suo figlio, era un papà molto premuroso; era molto sincero, leale, schietto sia nelle cose belle che brutte, di lui ti potevi fidare, era un amico su cui sapevo di poter contare sempre e queste sono doti che non tutti hanno".

Barbara e Andrea erano la seconda occasione l’uno dell’altra, entrambi con un matrimonio finito alle spalle e un figlio. "E’ arrivato nella mia vita quando ormai non ci speravo più - ricorda Barbara – dicevamo tra noi che la prima volta che ci siamo visti ci siamo portati a casa uno gli occhi dell’altro. Con lui ho capito che per essere felici bastano veramente poche cose come guardare la luna in silenzio, perché in quei silenzi c’era tutto il suo amore, c’era tutto".

"Del 14 agosto 2018 ricordo tutto e purtroppo ancora molte notti non riesco a dormire – confessa Barbara – quel giorno non sono finite solo le loro vite ma anche le nostre, perché una parte di noi è li, una parte di tutti i famigliari delle 43 vittime è lì. E’ stato un giorno terribile, una tragedia che si poteva evitare dove 43 innocenti hanno perso la vita in una maniera terrificante".

Barbara ammette che sta sempre peggio: "Dicono che il tempo aiuti ma non è così. Puoi comprendere l’incidente, la malattia ma quello che è successo ad Andrea no". Dopo pochi mesi Barbara ha perso anche sua mamma e a 'salvarla' sono stati i bambini visto che fa la maestra d’infanzia, quello è un po' un posto magico dove riesce a tenere lontano i pensieri ma anche l’aiuto di Giovanna.

Andrea era un tifoso del Genoa e amava le fotografie e proprio nel suo quartiere, Granarolo, Barbara e Giovanna hanno organizzato, nei mesi scorsi, una mostra con i suoi scatti.

Per non dimenticarlo è nato il gruppo “Rulli c’è” dal soprannome che gli era stato dato quando giocava a calcio. "Il Comune – conclude Giovanna – ci ha permesso di curare un giardino a Granarolo, abbiamo messo anche una panchina da cui si può ammirare tutta Genova, mio figlio è stato nominato capocantiere da tutti gli amici che sono venuti ad aiutarci ed è orgogliosissimo, ora speriamo che presto questo spazio possa essere intitolato a lui".

Il docufilm andrà in onda su Primocanale alle 7.45; 11.00; 14.00; 18.45; 20.45; 22.45.


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