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Genovese, sampdoriano, incensurato. Basterebbero questi tre elementi, caratterizzanti il nuovo presidente Marco Lanna, a far comprendere il salto triplo compiuto dalla società blucerchiata rispetto al passato iniziato il 12 giugno 2014 con la presidenza di Massimo Ferrero e conclusosi il 6 dicembre scorso con il suo arresto.

Tra i due eventi si è consumato il disastro, sotto lo sguardo compiacente di buona parte dell'opinione pubblica sampdoriana ("sul piano dei risultati a Ferrero non si può imputare nulla", era il costante ritornello opposto a chi lo criticava) e addirittura complice della quasi totalità della stampa e delle istituzioni calcistiche. Nemmeno il generoso quanto vano tentativo portato avanti da Gianluca Vialli due anni e mezzo orsono era riuscito a smuovere le acque dell'indifferenza e soprattutto a togliere la Sampdoria dal pantano finanziario e di immagine nel quale era sprofondata.

Resurrezione che, sia chiaro, non è avvenuta nemmeno la pur storica sera del 27 dicembre 2021 con la rivoluzione del consiglio di amministrazione che, oltre a Marco Lanna, annovera adesso il redivivo Antonio Romei, l'attuale direttore operativo di Corte Lambruschini Alberto Bosco e il commercialista Gianni Panconi (pure lui di provata fede blucerchiata), socio divisione fusione e acquisizioni di EY. Ha rinunciato invece a questo incarico Gianluca Vidal, che rimane tuttavia il trustee, ovvero il reale custode della Sampdoria attraverso il trust Rosan. Dal cda sono usciti Enrico Castanini e Giuseppe Profiti, a cui va la gratitudine dei sampdoriani, come loro stessi sono, per avere avuto il coraggio, illo tempore, di mettersi a disposizione per tentare di salvare il salvabile.

Andiamo con ordine. Una fonte interna alla "nuova" Samp parla di "situazione tragica". Ma se determinate persone hanno accettato di mettersi in gioco e a rischiare in proprio significa che esistono anche i margini di manovra per uscirne indenni.

Marco Lanna è un presidente di "rappresentanza", ovvero colui che ha il compito di evitare che si sparga il panico, specie tra i tifosi, nei prossimi, difficili mesi che attendono la società e la squadra. Ma è anche l'uomo che conosce alcuni intimi "segreti" della Sampdoria, per averla frequentata internamente da protagonista e per essere poi stato il confidente discreto e silenzioso di Gianluca Vialli durante la trattativa alfine abortita con gli americani. Ultimo, ma non ultimo, Marco è stato un giocatore importante e saprà essere di supporto alla squadra per concludere questo campionato con il fondamentale mantenimento della categoria. Lanna è un amico dei sampdoriani, non il loro contraltare. Lo attende un compito più difficile che marcare il gigantesco Camataru. Ma ce la farà, come ce la fece allora. Con i capelli lunghi e quasi senza barba.

Toccherà però alla restante parte del cda, in obbligata sinergia con il trustee Vidal, portare avanti le operazioni per tentare di cedere la Sampdoria trasferendola in mani sicure prima dell'intervento dei tribunali o senza il rischio che questi possano subentrare in un secondo momento, a giochi fatti. Non perché Lanna non sia in grado di farlo – anzi, lui sarà l'elemento di garanzia – ma perché la vicenda nei prossimi mesi si intreccerà inevitabilmente con gli altri attori in scena: procure, tribunali, indagini, rischi di revocatorie, possibile e probabili pretese della famiglia Ferrero (tuttora in capo ad Holding Max, da cui discende tutto il resto, Sampdoria compresa).

Il ritorno di Antonio Romei si spiega in quest'ottica. Oltre ad essere un importante avvocato nel settore commerciale ed avere tentato all'epoca di condurre in porto la trattativa con il gruppo Vialli (non senza l'allettante prospettiva personale di restare come consulente o vicepresidente), è pur sempre colui che ha presentato Massimo Ferrero alla famiglia Garrone attraverso l'avvocato De Martino, suo socio nello studio legale romano e genero dei Garrone, avendone sposato la sorella.

Il rientro di Romei si può leggere ed interpretare come una mossa voluta e riuscita di Edoardo Garrone, che aveva promesso, anche nei nostri studi, di adoperarsi per evitare il fallimento della Sampdoria. Banalizzando la questione, potremmo riassumerla così, con Garrone che dice a Romei: "Mi sono fidato di te, tu mi hai portato Ferrero alla Sampdoria e tu devi togliercelo".

Il che non assolve Edoardo dalle sue responsabilità di omesso controllo, di superficialità nei tristemente noti e presunti filtri superati dall'individuo e quant'altro. Ma il burrascoso divorzio tra Ferrero e Romei, certificato anche dalle intercettazioni della Procura di Paola, è come se avesse non dico emendato ma almeno parzialmente riscattato l'avvocato romano dalle pregresse "complicità" con il faccendiere e possa indurlo ora a compiere mosse nella direzione sperata da chi ha per davvero a cuore le sorti della Samp.

Quanto alla permanenza nel cda di Alberto Bosco, al di là delle indubbie qualità professionali, immagino sia dovuta alla necessità di garantire la continuità con il recente passato. Su di lui, tuttavia, sospendo ogni "giudizio": come e quanto sia "compromesso", intendo moralmente, con la gestione Ferrero non lo so e non mi interessa. Ne risponderà alla sua coscienza e non ho motivo di dubitare che, in questa fase, stia profondendo anche lui il massimo delle sue capacità per il bene supremo della società blucerchiata.

Infine, Gianni Panconi. Figlio d'arte quanto a sampdorianità (il padre Renato, noto medico pediatra savonese, fu uno dei primi protagonisti blucerchiati di "Quelli che il calcio" di Fabio Fazio), ha rinunciato ad un prestigioso (e remunerativo) lavoro in Ernst & Young per contribuire al salvataggio della Sampdoria. "Non ho ambizioni personali – mi ha detto – e spero, una volta portato a termine il mio compito, di tornare a fare quello che facevo prima. Ho paura perché rispetto troppo la Sampdoria, nel mio lavoro mi sono sempre ispirato ai valori trasmessi anche a me da Paolo Mantovani. Ma sono pronto a fare la mia parte". Panconi conosce nel dettaglio, almeno sino ad un certo periodo, i conti della Sampdoria e questo è il punto essenziale dal quale partire per scorporare il club di Corte Lambruschini dalle altre aziende del disastrato gruppo Ferrero.

Nella storia della Sampdoria e soprattutto nelle sue ore più buie e difficili sono sempre arrivati gli uomini giusti al momento giusto. Tranne che in una circostanza, il 12 giugno del 2014. Potrebbe essere l'eccezione che, anche questa volta, confermerà la regola.

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