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La gara andata deserta per la costruzione della nuova, imponente, diga foranea di Genova non è soltanto una questione genovese. L'opera fa parte del Pnrr, cioè il Piano nazionale di ripresa e resilienza che dovrebbe garantire una cascata di miliardi dall'Unione europea, in parte da restituire e in parte a fondo perduto, grazie ai quali realizzare, in tutta Italia, interventi decisivi per il nostro sviluppo futuro.

Uno dei momenti cruciali, appunto l'affidamento dei lavori per la nuova diga di Genova, però finisce male. E il motivo è semplice nella sua complessità: gli stanziamenti per i lavori sono insufficienti. Grandissime imprese si sono tirate indietro, dopo le prime entusiastiche reazioni, per la banale ragione che "non ci stanno dentro" con i costi.

In altri tempi avremmo potuto disquisire sulla voracità delle aziende, ma questa volta no. Tutto avviene alla luce del sole e per una ragione chiarissima: le materie prime e i relativi prodotti derivati hanno prezzi che sono schizzati alle stelle. Già da almeno un anno circa, con ovvio aggravarsi della situazione a causa della guerra in Ucraina.

I primi nodi, insomma, sono arrivati al pettine e Genova ne fa subito le spese. Nello specifico si cercherà di correre ai ripari in qualche modo, anche ridimensionando la diga. Ma il problema non è soltanto del capoluogo ligure. Siamo di fronte ad una situazione che richiederebbe iniziative immediate su tutto il versante del Pnrr, rimettendo a posto i conti delle varie opere. Ma non sta succedendo!

Meglio: a parole non c'è appuntamento politico, grande e piccolo, nel quale non si dica esattamente questa cosa. Poi, però, i fatti latitano. Mentre si litiga intorno ai Cinque Stelle e mentre lo stesso Mario Draghi sembra inopinatamente lasciarsi coinvolgere dal cicaleccio dei partiti, nessuno si preoccupa di riprogrammare concretamente il Pnrr, che non può più stare in piedi nel modo in cui lo abbiamo conosciuto. È recente, in realtà, ma sui suoi contenuti contabili sembra passato un secolo!

Ancora una volta, invece, si aspetta che l'emergenza ci caschi addosso per intervenire. È un antico difetto della nostra politica. Finora, grazie anche all'aiuto dell'italico stellone (niente a che vedere con i grillini, eh...), ci è di regola andata bene. Ma qui ci sono di mezzo tanti soldi, opere progettate e programmate in un modo che non può più essere, riforme da realizzare come contropartita richiesta da Bruxelles. La nuova diga di Genova è lì a testimoniare che il Pnrr va rivisto. Qualcuno ci mette mano?