cronaca

La Corte dei Conti ha stabilito un risarcimento di oltre 95mila euro
2 minuti e 18 secondi di lettura
Nell'ambito delle indagini sulle spese pazze al Consiglio regionale della Liguria, i giudici della Corte dei Conti hanno condannato a un risarcimento complessivo di oltre 95 mila euro l'ex capogruppo in consiglio regionale del gruppo Misto Udeur-Sinistra Indipendente, Roberta Gasco (nuora di Clemente Mastella) e l'allora consigliere Lorenzo Casté. Assolti, invece, tutti i membri della commissione rendiconto in carica nel 2009 e nel 2011.

I due ex politici erano accusati di avere utilizzato per fini personali i contributi pubblici percepiti nel 2008,
allegando al rendiconto approvato dal gruppo documenti di spesa contraffatti o non idonei a dimostrare l'inerenza della spesa all'attività istituzionale. Per i giudici contabili, il danno cagionato alle casse della Regione è da ripartire in oltre 70 mila euro a Casté, in 6 mila euro a Roberta Gasco, che ha già risarcito oltre 40 mila euro, mentre altri 18 mila euro dovranno essere risarciti in solido tra i due.

L'accusa contestava all'allora capo gruppo Gasco e al consigliere Casté spese ritenute illecite come acquisti di libri e giornali o manifesti, con fatture che risulterebbero false, oltre a rimborsi di taxi e parcheggi. Per la procura vi erano poi numerose spese per missioni non giustificate, o scontrini di ristoranti, senza contare cellulari, vini pregiati o fiori.

Per i giudici della Corte dei Conti della Liguria chiamati a decidere sulle spese pazze del Consiglio regionale non ci sono dubbi "che i convenuti hanno inteso utilizzare le somme ricevute a titolo di contributo per il funzionamento del Gruppo di cui facevano parte, per qualunque spesa della vita quotidiana - ristoranti, alberghi, colazioni giornaliere, omaggi floreali, regali natalizi, attività di svago, viaggi di piacere - pur nella consapevolezza della evidente illegittimità della richiesta di rimborso, nella convinzione della insindacabilità delle decisioni di spesa assunte dai membri del Gruppo consiliare, purché supportate da una qualsiasi pezza giustificativa, e facendo affidamento sul carattere esclusivamente formale della rendicontazione". Lo si legge nella sentenza di condanna.

I giudici sottolineano come "rimangono in ogni caso ignoti i motivi per i quali siano da considerare finalizzate all' esercizio delle funzioni del Gruppo consiliare spese per pranzi e cene per oltre trentamila euro e per buffet con centinaia di persone per oltre cinquemila euro, così come rimangono sconosciuti le manifestazioni o gli avvenimenti in relazione ai quali sarebbero stati stampati i manifesti e i volantini per oltre ventimila euro, e i destinatari dei vini pregiati acquistati per oltre ottomila euro con le connesse finalità di rappresentanza".

Per il pm contabile erano responsabili del danno erariale anche i membri delle due commissioni consiliari incaricati della verifica dei rendiconto. Tesi non accolta dei giudici, che sottolineano come "la Commissione aveva la sola funzione di attestare l'esistenza di documentazione probatoria in merito all'ammontare delle spese".