Cronaca

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Parte dalle indagini relative all'inchiesta su Vittorio Emanuele di Savoia l'operazione della procura di Potenza, coordinata dal pm Henry John Woodcock, che ha portato a scoprire un'organizzazione che tra Liguria e Toscana truccava le aste giudiziarie e procurava case e automobili di lusso a ingenui acquirenti che anticipavano migliaia di euro. Tra di loro lo stesso Vittorio Emanuele. Sette le persone arrestate, due in carcere e cinque agli arresti domiciliari; 15 quelle indagate. Sono accusati di truffa, millantato credito e riciclaggio. L'organizzazione, che sarebbe riuscita ad appropriarsi di milioni di euro, facevano credere di poter acquistare beni di lusso. Con i soldi degli anticipi, cercavano di corrompere funzionari e professionisti per l'aggiudicazione delle auto o delle case. In carcere sono finiti Roberto Rossi e Vittorio Cillari, quarantenni di Viareggio, considerati i capi dell'associazione. Tra le persone ai domiciliari, invece, gli spezzini Simone Emanuele Barbaria (36 anni, di Aulla) e Athos e Gianni De Crignis (33 e 56 anni, di Follo). Indagato nell'operazione anche un carabiniere in servizio alla stazione di Lucca: è accusato di aver acquisito informazioni su alcuni degli acquirenti utilizzando la banca dati del Ministero degli Interni. Il militare è anche accusato di corruzione: in cambio dei favori fatti, il capo dell'organizzazione gli avrebbe fatto avere un'auto di lusso. In tutto sono una cinquantina le persone rimaste truffate. La somma più alta versata da uno svizzero ai membri dell'organizzazione è stata di 870 mila euro. (Davide Lentini)