L'incontro di ieri, venerdì 28 novembre, al ministero del Made in Italy a Roma tra i sindacati, gli enti locali e il ministro Adolfo Urso non è andato come si sperava. "Riprendiamo da dove avevamo lasciato" il monito dei sindacati. Secondo i piani del governo infatti, a Genova resta la produzione della latta (banda stagnata) ma altresì un taglio della produzione dello zincato di 200 mila tonnellate all'anno con 585 lavoratori impiegati (sul ciclo latta) e circa 70 che verrebbero destinati alla formazione. Di fatto sarebbero 280 i lavoratori da iscrivere alla cassa integrazione. I sindacati quindi hanno annunciato battaglia, con un'assemblea pubblica fuori dalla fabbrica lunedì primo dicembre.
Il bicchiere mezzo pieno di Regione Liguria
Nel frattempo Regione Liguria ha cercato di vedere il bicchiere mezzo pieno, anche attraverso le parole del presidente Marco Bucci, che chiede anche ai sindacati di tenere vivo il confronto con Roma. Ad analizzare "oggettivamente" la situazione, il consigliere delegato allo Sviluppo economico Alesso Piana, che segue oramai da anni la vicenda di Acciaierie d'Italia. "Nell'incontro, a distanza di una settimana, si è arrivati ad aprire, a ricorrere alla formazione per 70 dei 650 operai coinvolti sul sito produttivo di Genova e mantenere in occupazione gli altri 580 lavoratori, portando avanti una delle filiere di produzione e gli interventi di manutenzione - commenta a Primocanale il consigliere delegato di Regione Liguria Alessio Piana -. Questo è evidente, non è la soluzione, non è la situazione che ci fa stare tranquilli, è però un ulteriore passo in avanti verso il ritorno quantomeno alla situazione 'ante-annuncio' della sospensione della produttività per tutti i due filoni, sia per la banda stagnata che per la latta e l'avvio della cassa integrazione o della formazione su tutto il personale".
Il filo diretto con la Puglia
Il prossimo step sarà incentrato sulle azioni di protesta dei lavoratori, che al momento non ritengono adeguate le aperture del governo, ma chiedono un intervento diretto della presidenza del consiglio, alias della premier Giorgia Meloni. La situazione appare grave anche in funzione della chiusura totale che da Taranto e dalla Regione Puglia arriva, "sull'ipotesi di riqualificazione dei siti produttivi, perché una chiusura totale al rigassificatore, all'installazione di forni elettrici, all'impianto di Dri e a tutto quello che era necessario per passare dalla situazione di lavorazione a caldo attuale a quella sostenibile da un punto di vista ambientale, ha sicuramente inciso anche sui soggetti e le prospettive, sugli investimenti, che avrebbero potuto essere svolti in quei contesti". Secondo Alessio Piana il governo deve andare nuovamente al tavolo con la nuova amministrazione regionale (Puglia ndr), perché è stato eletto il nuovo presidente della Regione Puglia, e una nuova riapertura può avere una ricaduta positiva anche per Genova.
I soggetti che hanno manifestato interesse
Lei è d'accordo con la sensazione che viene vissuta dal sindacato che questi siano dei passi lenti alla morte della siderurgia in Italia? "Ancora una volta cerco di fare un'analisi oggettiva, dagli elementi che abbiamo oggi non vediamo un piano industriale di prospettiva sulla filiera dell'acciaio nell'ambito dell'Ilva - spiega Alessio Piana -. Da una parte abbiamo chiesto al governo, così come lo hanno fatto i sindacati, di prendere in considerazione una compartecipazione, quindi un impegno diretto da parte delle società dello Stato, ipotesi che abbiamo ulteriormente ribadito e che al momento non sembra essere presa in considerazione. Sappiamo che c'è un soggetto che ha manifestato interesse ma ha chiesto la clausola di riservatezza e quindi in questo momento sappiamo che è un soggetto industriale, ma non ne conosciamo né le intenzioni né sappiamo chi sia". Le due offerte che si sono fatte avanti sono state formulate da due fondi di investimento, che non essendo player industriale, potrebbero non dare seguito alla riqualificazione e al ripristino della catena di produzione, ma andare invece nella direzione di uno spacchettamento o di una prospettiva più speculativa nel momento in cui dovessero risultare assegnatarie del complesso.