CULTURA

Megollo Lercari, il tagliatore di nasi e orecchie per difendere l'onore di Genova

mercoledý 28 gennaio 2015
Megollo Lercari, il tagliatore di nasi e orecchie per difendere l'onore di Genova

GENOVA - Tra le tante storie di mercanti e pirati in cui Genova è protagonista, una è rimasta scolpita a eterna memoria sulle colonne dell'ingresso del civico 3 di via Garibaldi. Uno sguardo attento si accorge subito dei due busti scolpiti all'entrata di Palazzo Lercari-Parodi, due giganti senza naso. Sembrano danneggiati dal tempo e dall'inquinamento, ma in realtà le due sculture sono nate così, menomate, per ricordare la storia di Megollo Lercari che di nasi e orecchie tagliate ne ha fatto la bandiera della propria vendetta.

Gli annali ne attestano l'attività nei primi decenni del Trecento. Giovane rampollo di una famiglia mercantile genovese, Megollo si distinse per le sue abilità commerciali, tanto da guadagnarsi la fiducia dell'imperatore turco Alessio II, insediatosi a Trebisonda. Frequentò assiduamente la sua corte, fino a che, durante una partita a scacchi, fu ingiuriato dal greco Andronico, favorito di Alessio II.

I cortigiani e l'imperatore gli impedirono di sfidarlo a duello. Indignato, Megollo tornò a Genova. Con il consenso del Comune, radunò parenti e sodali per arruolarli e partire con due galee alla volta di Trebisonda per vendicare il torto subito e salvare il suo onore e quello dei genovesi. Cominciò così le sue scorribande davanti alle coste turche.

Ogni nemico incontrato sul cammino veniva mutilato. Megollo tagliava a tutti naso e orecchie, che conservava in salamoia dentro a un barile. Il macabro bottino venne custodito fino a che Megollo decise di risparmiare uno dei suoi prigionieri per costringerlo a consegnare il barile all'imperatore, che si convinse a consegnare Andronico al Lercari. Quando il greco fu portato al cospetto di Megollo implorò pietà e questo gli disse: “Non sai che i Genovesi non maltrattano mai le donne?”.

In seguito furono molti i favori che Alessio II concesse a Megollo Lercari per favorire i suoi commerci nel Mar Nero e non volle più averlo come nemico. La storia venne tramandata di generazione in generazione e nel 1571 l'erede Franco Lercari commissionò la costruzione di un palazzo in Strada Nuova affidando a Taddeo Carlone la creazione delle due sculture dal naso mozzato per lasciare alla città il ricordo del temibile antenato.

Come in tutte le storie di mare, non è chiaro dove finisca la realtà e inizi la leggenda. I due giganti senza naso in via Garibaldi a Genova ci ricordano comunque, a secoli di distanza, Megollo Lercari come fiero difensore dell'indipendenza e dell'onore genovese.

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