E' un vero e proprio appello disperato quello che arriva dalla borgata di Rimessa, piccola frazione lungo la strada provinciale dei Giovi compresa tra Pontedecimo e Mignanego. Lì dietro ad alcuni palazzi e sulle sponde del torrente Riccò opera una ditta che si occupa di finestre, tapparelle e accessori: "Il fango ha distrutto tutto, oltre 800 mila euro di danni" dicono i proprietari. Ma la difficoltà del momento è anche quella di liberare la realtà professionale dalla melba: "Nessuno ci vede perché siamo un po' nascosti, ma necessitiamo di forza lavoro al più presto. Chiunque volesse venire a darci una mano è il benvenuto. Siamo disperati".
Sulle vicende legate all'alluvione è intervenuto anche Mauro Corona, alpinista e scrittore. "Ci sono responsabilità evidenti dei politici che continuano a parlare mentre la gente schiatta, ma ciascuno di noi dovrebbe farsi un esame di coscienza e pensare se è stato corretto costruire dove ha costruito. Personalmente, ritengo che l'unica soluzione perché simili eventi non succedano più sia quella di abbattere intere case o palazzi. E' difficile, ma bisogna mettere da parte i sentimenti e i ricordi è ridare all'acqua il suo accesso" afferma l'uomo della montagna.
Lo stesso Corona ai microfoni di Primocanale aggiunge: "I soldi? Obbligo dello Stato tirarli fuori, si rimetta in sicurezza questa regione e non si pensi al ponte sullo Stretto, Tav o Mose. L'acqua alta a Venezia ci sarà comunque".
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