Cronaca

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"Di fronte alle scenografie di Emanuele Luzzati, si ha quasi sempre l'impressione di finire mani, piedi e pensieri dentro un sogno. Emanuele Luzzati ci accompagna poi piano piano nelle stanze segrete del teatro e ognuno costruisce i propri spazi dentro la testa, poi li riverbera sulla scena, per il tramite delle figurine, dei colori, degli occhi spezzati o dei veli pendenti". Lo aveva dichiarato anni fa Giorgio Strehler, rendendo omaggio ad un artista fra i più originali e personali del nostro tempo. Luzzati si è spento ieri sera, all'improvviso nella sua casa nel centro di Genova. Domani avrebbe ricevuto a Palazzo Tursi, sede del Comune di Genova, il 'Grifo d'orò il maggior riconoscimento concesso dalla città. Pittore, scenografo, ceramista, costumista, Luzzati era nato a Genova nel 1921 e alla sua città è sempre rimasto profondamente legato: "Qui - ha dichiarato una volta - sono sempre stato bene. Non l'ho mai lasciata, né mi sono mai mosso da questa casa dove sono nato. Debbo dire, tra l'altro, che i miei concittadini mi hanno sempre trattato con affetto. Per i miei 80 anni mi hanno fatto grandi festeggiamenti, mi hanno persino dedicato una esposizione permanente a Porta Siberia nell'area rinnovata del Porto Antico". Formatosi prima nella sua città e poi a Losanna (dove si era rifugiato in seguito alle leggi razziali), Luzzati aveva esordito nel 1944 (l'anno del suo diploma all'Ecole des beaux Arts) con uno spettacolo realizzato insieme ad Aldo Trionfo e Guido Lopez. Rientrato in Italia, si divide subito fra la prosa e la lirica: "Nel 1936 nel vecchio Carlo Felice - ha raccontato - assistetti ad una rappresentazione dell"Elisir d'amore'. Cantava Tito Schipa e mi commossi: a quell'epoca avevo in casa un teatro di burattini, mi divertivo ad animarli. E per mia sorella realizzai subito un Elisir d'amore. Nacque allora la mia passione per la lirica e per il teatro dei burattini". Nel 1960 Luzzati crea con Trionfo "La borsa di Arlecchino" a Genova, un piccolo palcoscenico che segnerà un momento importante nella cultura genovese. L'anno dopo con Franco Enriquez, Glauco Mauri e Valeria Moriconi dà vita alla Compagnia dei Quattro che esordisce con "Il rinoceronte" di Ionesco. Nel 1976 ancora con Aldo Trionfo e Tonino Conte è tra i fondatori del Teatro della Tosse per il quale realizza una infinità di spettacoli. Nel frattempo continua a lavorare nella lirica. Nel 1959 con "Il Cordovano" di Petrassi aveva esordito alla Scala. Fra i suoi allestimenti storici va ricordato il "Flauto magico" per il Festival di Glyndebourne: "Il teatro di Glyndebourne era molto piccolo - ha ricordato anni fa Luzzati - si doveva trovare qualche espediente per restituire la magia mozartiana. Lavorammo di fantasia. E ideai piccoli pannelli e strutture mobili manovrate dall'interno da comparse. Il movimento delle singole parti cambiava continuamente ambientazione e situazioni. Fu la carta vincente dello spettacolo e per Gleindebourne fu una svolta verso un nuovo genere di messa in scena". "Il flauto magico" avvicina anche Luzzati al cinema di animazione. La sua rilettura dell'opera mozartiana è ormai un classico ed è stata seguita da altre pellicole interessanti: una sua "Gazza ladra" nel 1964 ottiene una nomination all' Oscar; e un'altra nomination arriva nel 1973 per "Pulcinella". Fra i tanti riconoscimenti che Luzzati ha ricevuto, la laurea honoris causa in Architettura conferitagli nel 1992 dall' Università di Genova e la mostra a lui dedicata dai Teatri d'Europa al Centro Pompidou di Parigi nel 1993.