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Nel corso dell'incontro il premier ha garantito il suo impegno per "far approvare sul decreto legge 'vittime dell'incuria' entro la fine della legislatura"
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 GENOVA - Un anno di attesa prima di poter guardare negli occhi e parlare con il premier Mario Draghi per i familiari delle 43 vittime, le 43 vite spezzate nel crollo di Ponte Morandi il 14 agosto 2018. Da quando Draghi è diventato presidente del consiglio, il Comitato Ricordo Vittime Morandi aveva più volte chiesto la possibilità di incontrarlo e lo avevano invitato alla commemorazione lo scorso tragico anniversario. Dopo uno scambio di parole iniziale con Egle Possetti e gli altri parenti presenti nella Radura della Memoria, Draghi si è soffermato ad osservare tutti i 43 nomi incisi indelebilmente nella memoria dei genovesi e della città, come mostra la targa dove è stata posta anche la corona di rose bianche e rosse della Presidenza del Consiglio. Un momento di attenzione nei confronti delle famiglie che da tre anni piangono chi un figlio, chi un compagno, chi un papà, chi la propria famiglia. All'arcivescovo di Genova Marco Tasca è stato poi affidato il momento di preghiera, di condivisione e di ricordo: "Credo che il gesto del premier sia stato di grande sensibilità e rispetto di fronte ad una tragedia come questa. Gli ho dato il benvenuto, cercando di porre l'accento su quanto stiamo facendo di bello qui a Genova e mi ha chiesto di pregare per lui". E nella sua preghiera non è mancato il riferimento all'accertamento delle responsabilità di quanto accaduto. "Ti preghiamo con forza perché si arrivi presto alla verità, ti preghiamo in silenzio: il dolore ancora troppo forte risuona tra le strade della città ferita". 

Il premier si è intrattenuto per cinque minuti con quattro persone della delegazione dei familiari delle vittime. "E' stato un incontro atteso da un anno e mezzo, breve poiché i tempi sono stati brevi. Abbiamo parlato del nostro disegno di legge, ci ha soprattutto ascoltati e ci ha dato un'infarinatura sulle revoche e sul percorso della giustizia che sta proseguendo, ha detto che si farà carico di far approvare il nostro decreto legge 'vittime dell'incuria' entro la fine della legislatura. Si è sbilanciato solo su questo che per noi è importante, ma lo è anche il tema dell'accertamento delle responsabilità e delle concessioni che non possono restare in mano a chi ha commesso questo", commenta a Primocanale a caldo Barbara Bianco, compagna di Andrea Cerulli, portuale genovese. E le fa eco Giovanna Donato, ex moglie di Andrea e madre di suo figlio. "Ci ha detto che di parole ne abbiamo sentite tante e infatti è così: non ha potuto fare altro che esprimere la sua vicinanza". 

"Penso che questo posto sia emozionante per tutti, anche per chi non è mai stato qui in passato o davanti alle macerie. Ma per noi vedere questo ponte nuovo fa malissimo, perché poteva essere fatto quattro o cinque anni fa "

E fa male vedere la costruzione del viadotto Genova San Giorgio additata come modello, quando se fosse stato eretto qualche anno prima avrebbe evitato di spezzare 43 famiglie. La mamma di Mirko, Paola Vicini, ha commentato: "Ha trovato belle parole di vicinanza, ha detto che si farà carico di approvare il disegno di legge e io personalmente sono molto contenta. Ho avuto il piacere di donargli il libro che abbiamo scritto con Benedetta Alciato, "Vite spezzate", poiché ha parlato di sentimenti: ora oltre ai sentimenti conoscerà la storia anche dei nostri 43 angeli".

"Dopo la consegna del libro mi ha abbracciato e queste cose rimangono"

 

"Gli abbiamo detto che volevamo ci guardasse negli occhi, che ci sentivamo abbandonati poiché il processo con la Procura e gli inquirenti ci danno soddisfazione, ma per il resto ci sentiamo soli, senza una concreta vicinanza da parte della politica e di fronte a scelte sulle concessioni che ci lasciano amareggiati. Gli abbiamo fatto capire l'importanza di approvare il nostro disegno di legge affinché che nessun altro possa patire qualcosa del genere, se mai dovesse capitare qualcosa di analogo", trae le conclusioni Egle Possetti, presidente del comitato che ha portato al premier le istanze di tutti. "Importante la ricostruzione in tempi brevi del ponte, ma non basta: questo crollo ha rovinato l'immagine del nostro paese nel mondo e non abbiamo parlato di concessioni, ma il premier ha capito benissimo che cosa intendevamo".

"Abbiamo bisogno di rigore e sicurezza sulle strade, vediamo tanti cantieri che alleggeriscono le corsie, ma non vogliamo più che succeda che una persona pianga un proprio caro perché è cascato un viadotto"

"Il tempo era poco, ma credo abbia capito il nostro punto di vista, gli abbiamo detto che questo non era il film che si erano fatti coloro che avevano affidato le infrastrutture con le concessioni. Lo Stato si deve fare carico di queste mancanze nel passato. Abbiamo apprezzato il grande rispetto e la sua visibile commozione". 

 

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