cronaca

L'infettivologo del San Martino: "Da riapertura è passato un mese e non c'è stato aumento casi"
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"Cosa succederà durante il prossimo autunno? Nessuno può saperlo, ma occorre essere pronti nei nostri ospedali, nei nostri laboratori, nelle nostre Rsa e sul territorio ad affrontare un’eventuale nuova ondata, che ci auguriamo sarà meno letale, aggressiva e virulenta di quella che sta passando. In ogni caso sono d’accordo con Anthony Fauci probabilmente SarsCov-2 diventerà un problema stagionale, con il quale dovremmo imparare a convivere. Il primo tempo sta per finire ed è stato durissimo. Ora speriamo di riprenderci tutte le forze nell’intervallo e affrontare il secondo tempo più ordinati e consapevoli di vincere". Matteo Bassetti, direttore della clinica di Malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova si proietta su quella che sarà la situazione Coronavirus nel prossimo autunno. Da più voci arriva l'allarme per una seconda ondata, esattamente come fu negli anni venti per la Spagnola. Ma su questo punto l'infettivologo del San Manrtino resta realista.


I numeri dell'emergenza del coronavirus in Liguria sono da tempo positivi
con il segno meno che fa presenza costante davanti al dato di attuali positivi, ospedalizzati e persone ricoverate in terapia intensiva. Questi ultimi due i dati che gli esperti hanno continuato a ribadire che sono quelli da tenere più sotto controllo. "I numeri continuano ad essere incoraggianti - spiega Bassetti -. Abbiamo oltre il 70% dei casi già guariti o dimessi e sempre meno malati in terapia intensiva e in ospedale. Questo è un trend che dura da ormai 5 settimane. Possiamo quindi dire che dopo la riapertura del 4 maggio, essendo trascorso un mese ovvero due volte il tempo di incubazione massimo, non si è assistito ad un aumento dei casi e dei ricoveri". 

E ancora l'infettivologo aggiunge: "Le osservazioni cliniche milanesi, bergamasche e genovesi sul fatto che oggi la malattia da SarsCoV-2 sia diversa e meno letale rispetto a marzo o ad aprile, hanno fatto il giro del mondo (articoli su New York Post e Daily Telegraph) e hanno suscitato un ampio dibattito. La medicina non è una scienza esatta ed è importante che ci sia un interscambio di idee, anche diverse, solo così, a mio parere, si può migliorare e garantire una cura migliore ai nostri pazienti" spiega ancora Bassetti.

Il direttore della clinica di Malattie infettive del San Martino sottolinea l'importanza di eseguire i test per avere un quadro generale della diffusione del virus a maggior ragione oggi che i confini tra le regioni sono state riaperti: "Continuo ad essere convinto dell’importanza dei test sierologici che ci permetteranno di sapere quanti sono stati i casi totali di Covid-19 mettendo insieme tutto (sintomatici e asintomatici). Molte regioni li stanno già offrendo a molte categorie di lavoratori. Io credo che più se ne fanno meglio è, per conoscere quando questa infezione sia penetrata nel nostro paese".

Il Covid-19, stando ai numeri dell’Oms, ha contagiato più di tre milioni di persone e causato oltre 210 mila decessi. "Secondo stime di prestigiosi istituti di ricerca scientifica, questo numero andrebbe moltiplicato per 15 o per 20, portando il numero totale di casi nel mondo a 45-60 milioni. Ovviamente se questo dovesse essere il numero reale si parlerebbe di un letalità intorno allo 0.3-0.5%, molto simile a quella della pandemia da H1N1 del 2009" conclude ancora Bassetti.