Accadeva vent’anni fa. Daniele De Rossi e Alberto Gilardino principi azzurri in Germania sollevando la Coppa del mondo. Il massimo in circolazione. Cavalcando la macchina del tempo, oggi li ritrovi in panchina. Sempre col pallone in testa e molti pensieri in più. Perché, come dice chi ci è passato, quando sei calciatore devi pensare solo per te. Quando invece guidi una squadra, devi pensare per venti.
Il precedente che costò l’esonero a DDR
DDR e Gila faccia a faccia da mister. E’ già successo, a panchine invertite, nel settembre del 2024, in un Genoa-Roma finito 1-1, coi giallorossi in vantaggio grazie a Dovbyk, poi raggiunti allo scadere da De Winter. Un gol che a De Rossi, nell’occasione espulso, costò la panchina. Succederà per la seconda volta in assoluto sabato al Ferraris, in un Genoa-Pisa dove l’amarcord occuperà uno spazio doveroso ma minimo, perché i tre punti in palio sono davvero pesanti per tutti.
Daniele e Alberto in cerca di rivincita
Pesanti perché oggi la classifica è molto severa sia nei confronti dei rossoblù, sia dei toscani. Pesanti perché entrambi vanno in cerca di rivincite dopo gli esoneri dalla Roma e proprio dal Genoa. Oggi il Ferraris è la nuova casa di De Rossi. Quel Ferraris che per quasi due anni ha applaudito, incitato ed espresso gratitudine a Gilardino, ora pronto a vivere un’emozione nuova: salire i gradini di quello che è stato il suo stadio, prima da giocatore e poi da allenatore, stavolta da mister avversario.
La genuinità come bandiera
Daniele e Alberto molto diversi a livello di carattere. Ma accomunati dalla schiettezza, dalla sincerità, dalla genuinità che hanno sempre e comunque difeso. Sistematicamente fuggendo dagli stereotipi e dai luoghi comuni pallonari. Daniele e Alberto avversari per un pomeriggio, in comune l’azzurro di Berlino e adesso anche il rossoblù. Oltre Genoa-Pisa, due belle storie di calcio e di vita da continuare a raccontare.