IL COMMENTO

Il "Racconto di Genova". Decise di partecipare al rilancio del porto dopo la realizzazione del canale di Suez/11

1876, la diga del duca De Ferrari: un regalo a Genova da venti milioni

10/01/2021 ore: 08.50

di Mario Paternostro

1876, la diga del duca De Ferrari: un regalo a Genova da venti milioni

 Pochi chilometri in linea d’aria. Dalle Mura delle Cappuccine lungo via Corsica sulla spina dorsale di uno dei quartieri più eleganti di Genova: Carignano. Pochi chilometri raccontano una parte della straordinaria vita di una coppia ricchissima, una potenza finanziaria nell’Europa, una straordinaria forza innovatrice per Genova attraverso tutto o quasi l’Ottocento. Raffaele De Ferrari e Maria Brignole Sale.

“La sua forza – scrive Gabriella Airaldi parlando di Genova - sta nell’alleanza matrimoniale che sostituisce la società d’affari. Un’unione spesso di natura endogamica di cui sono testimonianza palese le nozze” appunto tra il duca e la duchessa. Lei costruisce l’ospedale che ancora è lì nelle splendide forme della nascita, insieme donano al Comune i Palazzi Rosso e Bianco zeppi di tesori, lui decide di ammodernare il suo paese puntando sulla sua capitale portuale. E’ il 1876 e il duca principe di Lucedio regala a Genova venti milioni di lire d’oro per la costruzione del molo che porta il suo nome.

Il porto medioevale viveva sui ponti di legno che avevano costruito le grandi famiglie di mercanti, gli Spinola, i Grimaldi, i Cattaneo e i Calvi che commerciavano con il mondo islamico spezie, minerali preziosi e tessuti. Nel 1638 la Repubblica decise di difendere lo scalo costruendo il molo nuovo con la tecnica usata per la prima volta dei cassoni, grandi massi di pietra adagiata su un fondo di ghiaia. La Lanterna, il faro iconico che da un’altezza di 117 metri lancia la sua luce intermittente a 33 chilometri di distanza era stata realizzata nel 1543. Nel 1821 una violenta tempesta convince le autorità a allungare il molo vecchio.

Ma la realizzazione del canale di Suez (1869) suggerisce ulteriori ampliamenti per reggere la concorrenza. E ecco che ci pensa Raffaele De Ferrari. Costruirà il molo Galliera lungo 1500 metri, il porto verrà dotato di ferrovie, gru idrauliche, magazzini coperti. E nel 1926 con la costruzione del bacino di Sampierdarena e della diga foranea, foranea proprio perché è fuori dall’area portuale, lo scalo assume le forme di oggi. A parete verticale, lunga 3800 metri. I lavori vengono ultimati nel 1933. Ma la vita della diga non fu facile. Ci pensarono i tedeschi nel 1945 a ferirla con l’apertura di una breccia di oltre ottanta metri. I danni maggiori vennero dalle mareggiate e dalla tempesta ciclonica che nel 1955 il 20 di febbraio provocò un suo parziale crollo. Ora ecco il progetto della super-diga che verrà costruita e che permetterà l’accesso di navi di enormi dimensioni e sorgerà mezzo chilometro più al largo. Lasciamoci alle spalle il Galliera con la sue alte corsie e percorriamo l’elegante via Corsica fino al termine.

Eccolo al suo posto il duca di Galliera. L’imponente monumento di Giulio Monteverde dove tre statue in bronzo che rappresentano bene lo spirito del mecenate, la Munificenza, il genio alato e il dio Mercurio patrono del commercio guardano proprio la diga foranea. Più indietro, nel giardino dell’ospedale realizzato nel 1888 dalla moglie, c’é la statua della duchessa. L’ha realizzata ancora Monteverde: lei sembra una regina, seduta sul trono. Dietro l’ospedale e una storia famigliare tremenda: si sposarono che Maria aveva diciassette anni. Il duca uccise un domestico in un incidente mentre puliva un’arma. La tragedia lo sconvolse e Raffaele decise di immergersi nel lavoro. Ebbero tre figli, ma due morirono piccoli, Livia a pochi mesi e Andrea (cui era dedicato l’ospedale che in origine era di Sant’Andrea) di scarlattina. Il terzogenito, Filippo fu un originale personaggio, gran collezionista di francobolli e vicino alle idee socialiste che vivacizzavano quei tempi. Assunse la cittadinanza austriaca e rinunciò alle ricchezze e ai titoli nobiliari.

A Raffaele non restava che dedicarsi anima e corpo al mecenatismo e alla sua città. Giusto, dunque, aver dato il nome alla piazza più importante della città.

Scrive Gabriella Airaldi: “ La rimodulazione del granitico modello genovese scavalca i canali istituzionali, pervade della sua natura ibrida, oscillante tra pubblico e privato, anche la vita nazionale, è ben rappresentata da De Ferrari e da altri genovesi che si muovono a livello italiano e sono e saranno sempre presenti anche in ambito governativo, soprattutto in quei ministeri economici che in ogni tempo sono via privilegiata di pressione sulla politica….” (Airaldi-Manzitti “Il duca della finanza” Marietti 1820) Capito?