IL COMMENTO


Sampdoria, Genoa, Spezia ed Entella: quando le squadre sono l'espressione dei presidenti

29/06/2020 ore: 12.11

di Maurizio Michieli e Giovanni Porcella

Sampdoria, Genoa, Spezia ed Entella: quando le squadre sono l'espressione dei presidenti

Sampdoria e Genoa sull’orlo del baratro e con la concreta possibilità che una delle due sprofondi in serie B. Spezia ad un punto dal secondo posto e con la prospettiva di potersi giocare la promozione in A sino all’ultima giornata. Entella virtualmente salva ed anzi con qualche ambizione nel cassetto.

Mai come in questo periodo storico le squadre professionistiche del calcio ligure rispecchiano le rispettive dirigenze, ne sono quasi l’espressione, a dimostrazione, se mai ce ne fosse davvero bisogno, che i risultati non sono il frutto del caso o dell’improvvisazione ma della capacità di programmare e gestire con serietà e lungimiranza.

La scorsa estate Massimo Ferrero – che già aveva rischiato la retrocessione nel secondo anno della sua gestione, la prima in cui aveva camminato da solo sulle proprie gambe – ha depauperato l’organico sotto il profilo tecnico e ha rinunciato a lasciare la Sampdoria in mani credibili (Vialli) ed economicamente sicure (Dinan-Knaster). I quali, tra l’altro, sul piatto dell’acquisizione societaria avevano pure già messo 40 milioni da investire sul mercato di gennaio perché Vialli aveva intuito che questa squadra avrebbe potuto non farcela a restare in A. Il presidente della Samp ha giocato d’azzardo e gli è andata male. Non tutto è perduto, certo, la Sampdoria può salvarsi sul campo (è quello che speriamo tutti e con tutto il cuore), ma il problema di questa conduzione sarebbe soltanto rinviato perché i nodi, prima o poi, vengono al pettine. Se vivi e sopravvivi di plusvalenze senza disporre di capitali tuoi, se compi operazioni spregiudicate che ti “costringono” a patteggiare in sede sportiva e a difenderti in sede penale, se disprezzi tutto ciò di blucerchiato che ti circonda, dall’inno ai tifosi, se cambi i direttori generali a ritmo frenetico salvo poi ritrovarti senza, non puoi sperare di farla sempre “franca”. Al di là di come si concluderà questa disgraziata stagione.

Ecco perché a fronte di questo scempio perpetuo e a 360 gradi diventa sempre più ostico comprendere come sia stato possibile che Edoardo Garrone, pur fortemente pressato dalla propria famiglia, non abbia trovato di meglio che regalare un “patrimonio” come la Sampdoria a Massimo Ferrero, iniettandogli pure il pieno di benzina finanziaria. A queste condizioni, davvero nessuno si è mai fatto avanti o avrebbe potuto farlo, se contattato? Una domanda che attende ancora risposta, un interrogativo che, nel momento di crisi, rischia di ritorcersi ancora contro l’ex presidente, della cui sampdorianità peraltro non è lecito dubitare.

A pochi chilometri di distanza, tra l’altro, brilla nel golfo della Spezia la stella di Gabriele Volpi, patron del club aquilotto, da tempo stabilizzato in serie B e ora in corsa addirittura per la serie A. In verità pure Volpi a Spezia ha dovuto e deve fare i conti con una frangia di contestatori, ma i più sono dalla sua parte e, soprattutto, lo sono i risultati. Imprenditore discusso ma solido e appassionato di sport (la Pro Recco è l’altra sua creatura vincente), qualche anno fa, attraverso Flavio Briatore, aveva tentato di approcciarsi alla Sampdoria di Ferrero ma era stato respinto pure lui. E ora si gode lo Spezia, sebbene qualcuno continui ad indicarlo come pretendente alla società blucerchiata. Volpi ha pure promosso e realizzato il rifacimento del centro sportivo “Ferdeghini”, operazione di cui parallelamente si vanta anche Ferrero con Casa Samp. Trovare le differenze non è troppo difficile.

Il Genoa traballa ancora una volta. “Mai più patimenti”., aveva detto il presidente Enrico Preziosi dopo la miracolosa salvezza dell'anno scorso. Oggi va anche peggio con un finale tutto da vivere in apnea. Dodici mesi fa in panchina c'era Prandelli ora Nicola. In mezzo altri tecnici che sono finiti fuori dal saloon rossoblu insieme ai direttori sportivi di turno.  Tenere la categoria era una certezza, da un po' di tempo è una scommessa malgrado introiti televisivi superiori ad almeno sei o sette club e a plusvalenze da primi posti a livello continentale. La dirigenza sostiene che c'è programmazione e che sono stati fatti investimenti, visibili per onestà solo quelli del centro sportivo Signorini sicuramente migliorato, ma per il resto il tifoso guarda la classifica e si mette le mani nei capelli. I nodi vengono al pettine, ma Preziosi non ha mai vacillato di fronte a critiche e contestazioni. Va avanti per la sua strada come se niente fosse e chissenefrega se continua a mancare la licenza Uefa, non la si chiede nemmeno tanto l'Europa chi la vedrà mai? Insomma Preziosi immerso nel mercato dei calciatori e tanti saluti ad un minimo di considerazione alla piazza e ai suoi sentimenti.

E' vero, va detto, che ufficialmente la società è in vendita ma nessuno la vuole, cosi sembra a sentire lo stesso presidente. Eppure se i conti stanno a posto perché nessuno si fa vivo? In realtà l'esposizione debitoria resta alta e le prospettive sono quantomeno incerte. Per questo la serie A è da difendere con  le unghie e con i denti, ma è un vivacchiare difficile da sopportare ancora. Nella sua lunga storia tredici anni consecutivi di A sono un record, ma il campionato di oggi per un sodalizio come il Genoa è davvero il minimo sindacale da chiedere con tre retrocessioni su venti squadre. Eppure il Genoa nelle ultime stagioni a parte i vertici toccati con Gasperini che era il vero valore aggiunto, sono arrivati solo risultati grigi o addirittura da far saltare le coronarie. A settembre pareva un'altra storia invece ecco la fotocopia di un anno fa. Non c'e da stupirsi se si raschia il barile pur di vendere subito il primo giocatore che si mette in luce alla fine il conto servito ai genoani non puo' essere che il solito conteggio per mettersene tre dietro.

A poca distanza, l'Entella grazie al suo presidente Antonio Gozzi rappresenta l'altra parte della Liguria del calcio che funziona. E' vero che Chiavari ti permette di lavorare, che non ci sono attese e nemmeno pressioni, ma restare in B da protagonista per i biancocelesti è davvero come fare la Champions League per la Roma. Società con persone competenti e legate ai colori, attenzione ai giovani, serietà e mai il passo piu' lungo della gamba. Una retrocessione immeritata in  C subito riscattata. Ora l'Entella strizza l'occhio persino ai playoff e viene vista come modello da tutta la Lega di B. Ci sono giocatori importanti come De Luca, un tecnico come Boscaglia e la voglia di investire ancora. Viene da se che i risultati siano arrivati e con un bacino di trentamila persone questo si chiama miracolo.

Sampdoria, Genoa, Spezia ed Entella; Ferrero, Preziosi, Volpi, Gozzi. Sembra un risiko di nomi e presidenti. Ma è “solo” una questione di buona e sana amministrazione.