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La societÓ ha deciso di bloccare 14,5 miliardi di interventi straordinari

Autostrade supera il limite e 'ricatta' il Governo: "Niente soldi, niente investimenti"

23/05/2020 ore: 00.21

di Matteo Cantile

Autostrade supera il limite e 'ricatta' il Governo:

GENOVA - Niente soldi, niente investimenti. L’escalation di Autostrade per l’Italia non conosce soste e gli ultimi colpi sembrano superare ogni limite: adesso la società dei Benetton ha deciso di bloccare 14,5 miliardi di investimenti straordinari già pianificati in una specie di serrata contro il Governo italiano.

L’azienda controllata da Atlantia, assieme ad altre del gruppo tra cui Adr, nei giorni scorsi aveva chiesto a Sace e Cassa Depositi e Prestiti (LEGGI QUI) di poter accedere a diverse linee di credito che, a regime, avrebbero potuto superare i tre miliardi di Euro. Quasi due di questi sono stati richiesti a seguito del Decreto Rilancio, sfruttando le garanzie dello Stato messe in campo per l’emergenza Covid; ulteriori 1,3 miliardi, invece, dovevano essere attinti da una linea di credito che Aspi aveva concordato con Cassa Depositi e Prestiti nel 2017: a quanto trapela la società guidata da Roberto Tomasi avrebbe chiesto, per il momento, 200 milioni. Dagli enti competenti, per ora, nessun Si.

Perché? Autostrade per l’Italia (e la sua controllata Spea Engeneering) è coinvolta nella maxi inchiesta della Procura di Genova sul crollo del ponte Morandi: si tratta di uno scandalo di livello mondiale che ha spinto il Governo ad attivare un meccanismo che potrebbe presto portare alla revoca della concessione in capo alla società. Che cosa succederebbe in caso di revoca è spiegato nell’articolo 35 del Decreto Legge 162 del 30 dicembre 2019 (convertito con la Legge 28.02.2020, numero 8), il cosiddetto ‘Milleproroghe’: tra le altre cose si legge che in caso di revoca, nelle more di adire a una nuova gara, la concessione passerebbe ad Anas.

La possibilità di perdere un business così redditizio ha spinto le agenzie di rating a proclamare il downgrade di tutte le società del gruppo: Moody’s, lo scorso 3 gennaio, ha portato Atlantia da Ba1 a Ba2, operando analoghe retrocessioni anche per le controllate Aspi e Adr (Aeroporti di Roma, che ha in pancia anche il 15% del Cristoforo Colombo di Genova); sei giorni più tardi anche Fitch ha annunciato il downgrade della galassia Benetton, portando tutte le società a livello junk, spazzatura. I titoli sono stati posti in ‘Rating Watch Negative’ a causa, si legge nel bollettino, “della persistente incertezza sul profilo di credito del gruppo”. Un’azienda in queste condizioni, naturalmente, perde la sua credibilità sui mercati e ha spinto sia Cdp che Sace a temporeggiare sulle richieste di nuovi finanziamenti.

Per tutta risposta Atlantia ha convocato un Cda straordinario in cui ha deciso di bloccare il piano straordinario di investimenti e ha dato indicazioni ad Aspi di utilizzare solo i 900 milioni di credito già previsti. Contestualmente ha dato mandato ai suoi legali “di valutare tutte le iniziative necessarie per la tutela della società e del Gruppo, visti i gravi danni". Quindi mentre Genova è stata devastata, economicamente e moralmente, dal disastro del Morandi; mentre la rete infrastrutturale della Liguria è in ginocchio, con mesi e mesi di corsie uniche e gallerie pericolanti, tratti chiusi e barriere fonoassorbenti rimosse, Autostrade è pronta a far causa allo Stato lamentando “gravi danni”.

Possibile che un’azienda che vanta bilanci con utili miliardari, che ha chiuso persino il 2018 (l’anno orribile) con +743 milioni da distribuire agli azionisti, sia sul piede di guerra per tre mesi di incassi ridotti? Aspi crede di essere il baretto sotto casa? Dopo il crollo del Morandi la stampa di tutto il mondo chiese a Giovanni Castellucci (l’amministratore delegato di allora) se non fosse il caso di dimettersi: la storia è nota, il supermanager resistette sei mesi difeso dalla sua stessa azienda nonostante il dramma e solo a gennaio del 2019 fu sostituito.

Quando Roberto Tomasi fu chiamato alla guida di Autostrade per l'Italia in molti intravedevano un nuovo spirito all’interno dell’azienda: le ultime mosse sembrano dimostrare che tutti, anche gli osservatori di prestigio, possono sbagliare una valutazione.