AMBIENTE

Prestare soccorso in sicurezza uno dei temi nato a seguito del Coronavirus, e in mare serve un dispositivo di protezione adatto

La maschera Noa per intervenire in mare ai tempi del Covid

22/05/2020 ore: 10.37

di Emanuela Cavallo

La maschera Noa per intervenire in mare ai tempi del Covid

LERICI - L’idea è venuta al Comando dei Vigili del Fuoco di Torino che in emergenza Covid-19 ha dovuto affrontare alcuni interventi lungo le rive del Po, interrogandosi su come meglio operare in questa situazione. È nata quindi una collaborazione tra il Nucleo Sommozzatori VVF di Torino e Leonardo D’Imporzano, membro dell’Accademia Internazionale di Scienze e Tecniche Subacquee e presidente dell’Associazione “5 Terre Academy”. Associazione che da anni, attraverso le sue divisioni “Underwater Research” e “Team Rescue”, opera nel settore della ricerca scientifica in ambiente subacqueo ed iperbarico.

Un team che si è subito allargato con l’ingegnere Guido Zannoni, co-fondatore e direttore tecnico dell’azienda di stampa 3D “Superfici” della Spezia e con Carlos Godoy, progettista dell’azienda genovese “Cressi Sub”, che ha messo subito a disposizione i disegni della maschera “Duke”, già utilizzata nell’esperienza nata nel savonese con l’ASL1.

La nuova maschera, simile ad altre sul mercato, presenta una caratteristica però unica: la presenza dello “snorkel” in posizione laterale che permette quindi di indossare il caschetto protettivo in dotazione. D’Imporzano e Superfici hanno lavorato incessantemente alla messa a punto della maschera che vede l’inserimento di un filtro “FFP3” tra la valvola di uscita e il resto del boccaglio modificato. Nasce così la valvola e lo snorkel “NOA”, che ha superato una prima fase di test anche in ambiente acquatico e che adesso vedrà una seconda fase di ulteriori test anche con i team dei Vigili del Fuoco di Torino, in attesa delle necessarie certificazioni per renderla effettivamente un “DPI” come da normative nazionali ed internazionali.

“Non sono mancate le difficoltà” spiega D’Imporzano “la necessità era quella di mantenere il gioco dei flussi in entrata ed in uscita, per garantire gli ottimali livelli di ossigenazione e soprattutto realizzare un supporto per cercare di rendere il più impermeabile possibile il sistema”.