IL COMMENTO

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Autostrade in Liguria, e quando riapre il nuovo ponte?

02/10/2019 ore: 19.01

di Maurizio Rossi

Autostrade in Liguria, e quando riapre il nuovo ponte?

Ieri abbiamo guardato con ammirazione la salita del primo impalcato del nuovo ponte, apprezzando il pragmatismo sia della politica nazionale e locale, sia delle imprese impegnate nella sua ricostruzione. Con lo stesso pragmatismo oggi bisogna porsi una nuova domanda e cercare le soluzioni: cosa accadrà il giorno dopo l’inaugurazione? In altri termini: quale sarà la situazione del traffico quando finalmente lo si potrà utilizzare?

Mi pongo e vi pongo questa domanda perché se da un lato c’è stata una grande concentrazione sulla sua ricostruzione, dall’altro non mi pare che si stiano valutando proposte alternative su come affrontare il ritorno al traffico sul ponte e come cambierà la viabilità in città e nel nodo autostradale. Cercare la soluzione nella Gronda è un’utopia, perché qualora venisse approvata non vedrebbe la luce prima del 2035/2040. Noi dobbiamo cercare le soluzioni per migliorare la nostra vita e facilitare i collegamenti con Genova dal giorno dell’inaugurazione, non fra 15/20 anni!

Ritengo che, come prima cosa, si debba aprire un tavolo tra Enti locali, Ministero dei Trasporti, Rfi (Ferrovie dello Stato) e il concessionario autostradale.

E' necessario decidere come si dovrà regolamentare il traffico sull’intero nodo di Genova, e dunque:

  • stabilire l’efficacia delle strade alternative già aperte nell’emergenza;
  • se e come potranno restare utilizzabili ed anche essere ampliate;
  • valutare quali altre opere siano fattibili anche in questo periodo prima dell’apertura del ponte;
  • regolamentare il passaggio dei mezzi pesanti sul nodo di Genova.

Ci sono problemi decennali mai affrontati che ho denunciato più volte come Senatore membro della commissione trasporti nella scorsa legislatura. Tutta la tratta autostradale tra Pegli e Sampierdarena è “fuori dalle normative di sicurezza europee” per almeno quattro buoni motivi:

  •  Mancano le corsie di emergenza
  •  Strada con moltissime curve e gallerie pericolose
  •  Possibili code in prossimità di curve cieche
  •  Protezioni antirumore che creano un unico tunnel senza areazione né alcuna via di uscita

In questo contesto da girone dantesco c’è sempre stata e ancora ci sarà la maggiore concentrazione di Tir del Paese, molti dei quali, tra l’altro, trasportano merci ad alto rischio. Parte di questi viaggiano verso il Porto di Sampierdarena, ma una percentuale consistente attraversava invece tutta la città per andare verso levante sulla A10 in direzione Spezia Firenze Roma. E allora bisogna porsi il problema oggi su come si intende regolamentare il traffico di questi giganti della strada quando riaprirà il nuovo Ponte sul Polcevera.

In relazione a questo problema ho una proposta concreta: tutti gli autoarticolati che utilizzerebbero la tratta Voltri Sampierdarena solo come transito da Genova, dovranno obbligatoriamente continuare, come fanno oggi, a passare dalla A 26 visto che quel tratto di “cosiddetta” autostrada non è assolutamente in grado di sopportare un numero così spropositato di camion. Ma non basta, non può bastare! Dunque ho un’altra proposta specifica per i traffici pericolosi: dovranno viaggiare solo incolonnati, scortati da pattuglie, fuori da orari di traffico e a velocità ridotta. Esattamente quello che accade nel Tunnel del Monte Bianco.

A pochi giorni dalla tragedia del Morandi feci presente che senza gli opportuni lavori, alla riapertura del Ponte, ci saremmo ritrovati al 13 agosto del 2018 con code interminabili, inquinamento, forti probabilità di incidenti sulla A 12, conseguente blocco del traffico e inevitabile difficoltà di intervento per mezzi di soccorso.

Come Primocanale, dopo il gravissimo incidente di Bologna del 6 agosto 2018 quando esplose una autocisterna in un tamponamento, iniziammo a denunciare la necessità di valutare se e come far transitare i trasporti pericolosi sulla A12 nel tratto Voltri Sampierdarena. Purtroppo non mi risulta che si stia cercando di capire come intervenire in questo tratto autostradale in vista della riapertura del Ponte, né che siano previsti lavori in tal senso, progetti o investimenti di sorta. In compenso, lo ribadisco, si sente solo dibattere sulla Gronda, un’opera ciclopica che qualora partisse verrebbe inaugurata tra il 2035 e il 2040, quando il suo utilizzo sarà probabilmente anacronistico.

Io, da cittadino prima di tutto, chiedo concretezza, pragmatismo, progettualità, come quella certamente dimostrata nell’opera primaria: la ricostruzione del ponte, ma ora dobbiamo guardare oltre e si devono trovare soluzioni chiare da qui a quando lo inaugureremo, altrimenti ci ritroveremo davvero, ahinoi, come al 13 agosto 2018, con un ponte nuovo ma con le stesse identiche code da ambo i lati di Tir Pullman e automobilisti furibondi.

Vi sono poi altre soluzioni migliorative di cui alcune già ben viste e gestite dai Commissari - come ad esempio la via del Papa – ma è necessario:

  • accelerare l’apertura di un nuovo varco portuale a ponente;
  • velocizzare i lavori di Rfi (la società di Ferrovie dello Stato che gestisce i binari nel Paese), del Nodo di Genova;
  • accelerare l’arrivo dei binari in porto a Sampierdarena;
  • adeguare e rinforzare la Sopraelevata Portuale.

Lancio mio malgrado questo allarme e volentieri una promessa: tutta Primocanale vuole ancora una volta proporsi come stimolo per quello che riteniamo essere il vero ruolo dell’informazione, in ragione di ciò ci impegneremo ad ascoltare le varie voci del mondo imprenditoriale, armatoriale e associativo per capire il loro pensiero in proposito.

Il dibattito è aperto, chi ha piacere di partecipare può scriverci a:

soluzionipergenova@primocanale.it