IL COMMENTO


Salvini, i pieni poteri e il linguaggio del corpo

10/08/2019 ore: 16.14

di Franco Manzitti

Salvini, i pieni poteri e il linguaggio del corpo

Quello che mi preoccupa di più nella crisi di governo appena aperta con tante incognite è il linguaggio che l’ha aperta: Salvini che dice voglio “i pieni poteri” per far andare avanti l’Italia.

Se non ricordo male l’ultimo a chiedere “pieni poteri” in Italia è stato il maresciallo Pietro Badoglio nel 1943, in una situazione drammatica che ci stava precipitando nella guerra civile. Ora è chiaro che, per fortuna, non siamo messi come in quei tragici anni, ma il linguaggio ha un suo peso insieme alle proporzioni che si possono invocare in casi come questi con altri governi e poteri in Europa e nel mondo.

A parte regimi come quello della Corea del Nord e qualche Stato africano l’unico leader che “gode” di pieni poteri è il turco Erdogan, in un paese dove molte libertà sono pesantemente limitate.

Bisogna stare attenti, quindi, al linguaggio, facendo pure la tara a quello di Salvini, che nel suo profluvio comiziale avrà magari esagerato in quella espressione, volendo indicare qualcosa di meno repressivo di un regime di guerra come quello dell’Italia del ‘43 o come quello integralista della Turchia 2019.

Bisogna anche stare attenti al linguaggio del corpo. L’immagine di senatori e deputati che devono alzare il c….o per tornare in Parlamento a Ferragosto, anch’essa evocata dal leader leghista, sottolinea un linguaggio del corpo che è molto in uso nelle caserme. Come si rivolge il sergente di ferro ai suoi soldati se non usando quei termini per scuoterli: alzate il c….o?

E’ chiaro che parlando da una spiaggia o da una piazza sulla spiaggia nell’ entusiasmo suscitato da un pubblico plaudente e in estasi, come quello che in questa estate Salvini si è trovato di fronte, è facile farsi trascinare a usare espressioni forti e molto colorate. Malgrado ciò gli eccessi del linguaggio e del corpo sono comunque pericolosi, perché suscitano atmosfere che non sono le migliori per affrontare le difficoltà che un paese democratico come il nostro si trova davanti oggi, nel pieno di una crisi tra le più difficili che abbiamo mai affrontato.