SPETTACOLI

Concerto alla Gog a Genova all'insegna della grande liuteria

Il Quartetto di Cremona suona gli Stradivari di Paganini al Carlo Felice

14/12/2017 ore: 17.13

Il Quartetto di Cremona suona gli Stradivari di Paganini al Carlo Felice

GENOVA - "Sono quattro strumenti fantastici. Non hanno limiti. Suonarli e averli tutti insieme è davvero emozionante". Parole di Simone Gramaglia, viola del Quartetto di Cremona, complesso strumentale tra i più apprezzati. Il Quartetto sarà ospite lunedì sera del Carlo Felice (ore 21) della Giovine Orchestra Genovese.

E al piacere di apprezzare i quattro strumentisti (Cristiano Gualco, primo violino, Paolo Andreoli, secondo violino, Simone Gramaglia, viola, e Giovanni Scaglione, violoncello, tutti formatisi al Conservatorio Paganini di Genova), si aggiungerà la curiosità di ascoltare per la prima volta il quartetto di strumenti Stradivari appartenuti a Niccolò Paganini, ora di proprietà della Nippon Music Foundation che li ha "prestati" al Quartetto di Cremona dopo che ne avevano usufruito il Tokyo Quartet e il Quartetto Hagen. Paganini fu appassionato collezionista di strumenti a arco.

Il suo preferito era il Guarneri del Gesù, in particolare il formidabile "Cannone" del 1743 che tenne sempre con sé e donò a Genova. Ma amava anche gli Stradivari: aveva formato un prezioso quartetto di strumenti costruiti dal grande liutaio. I due violini, del 1680 e 1727, ripercorrono la parabola di Stradivari, dagli esordi sotto il segno della lezione di Nicolò Amati agli anni della maturità. Solo una dozzina di viole del grande liutaio sono giunte a noi. Quella del quartetto è del 1731: Paganini la considerava "meravigliosa". Il violoncello del 1736 è l'ultimo realizzato da Stradivari.

Alla serata si aggiungerà il violoncellista inglese Jamie Walton con un violoncello Guarneri del Gesù del 1712. Sarà un concerto all'insegna della grande liuteria e della grande musica (Webern, Mozart, Schubert). Per il Quartetto di Cremona l'affidamento degli Stradivari è un prestigioso riconoscimento. "Avere tra le mani strumenti di questo valore - ha detto Gramaglia - ci ha reso ancora più ossessionati dalla paura di creare loro il minimo danno, ma il piacere di averli fa dimenticare tutto".