POLITICA

Genovesi sfiniti dalle chiacchere sulle grandi infrastrutture

Pulite i tombini, altro che grandi opere

10/11/2015 ore: 10.51

di Franco Manzitti

Pulite i tombini, altro che grandi opere

Non chiedete ai genovesi se gli interessano le Grandi Opere con la maiuscola. Se pensano giorno e notte al Terzo Valico, alla Gronda, al nuovo Stadio di calcio, ai riempimenti ( che termine orribile!), ai ribaltamenti (che termine fintamente rivoluzionario!), al prolungamento della metropolitana, chissà verso dove, alla Moschea per le preghiere dei musulmani, al nodo ferroviario, che vi impiccherebbero voi a quel nodo, alla grande diga del nuovo porto, cinquecento metri al largo.

I genovesi sono stati sfiniti dalle chiacchere sulle Grandi Opere negli ultimi decenni. Hanno visto realizzare qualcosa solo quando c'era un avvenimento ( si dice Evento) come le Colombiane, meglio conosciute come Colombiadi e ci hanno fatto il porto antico con l'Acquario, il Bigo, l'ascensore e buttato giù il muro della dogana a Caricamento e poi fino alla Stazione Marittima. Hanno visto il nuovo stadio, che era quello vecchio, rifatto nello stesso posto, perchè c'era il Mundial del 1990.

Hanno visto pedonalizzare via san Lorenzo, manco fosse la costruzione della Piramide di Cheope, perchè era il 2004 di Genova, capitale della Cultura. E niente di più. Un mare di chiacchere, di convegni e di miliardi in progetti buttati nel cesso.

Gli ottocento miliardi di lire per la Bretella che poi sarebbe diventata la Gronda, già stanziati messi nelle casse delle Autostrade. E mentre ci preparavamo a fare, su quella supertangenziale ribattezzata, appunto, Gronda, i dibattiti pubblici elegantemente pronunciati in francese, che fa più figo, debat public, i soldi sono volati via.

Noi non concludevamo nulla e il Governo li ha dirottati dove? In Calabria, 800 miliardi di lire che erano già automaticamente diventati quasi il doppio per le “inevitabili maggiori spese”. E abbiamo messo qualche milione di euro sul progetto del tunnel sottomarino in porto che non si farà mai. Le uniche grandi opere alle quali i genovesi tengono sono quelle per difenderli dalle alluvioni, che siamo alla mercè della prima bomba d'acqua, dei temporali rigeneranti e ora, con questo novembre supercaliente, ancora di più.

Grandi Opere? Anche piccole, anche quelle di pulire i tombini e sgombrare i greti del Bisagno, del Chiaravagna e di tutti gli altri, disboscare le Amazzonie che crescono nel secco dei rivi, dei torrenti, dei bei e anche controllare la campagna a monte, da dove partono frane mortali, valanghe di fango.

Le Grandi Opere procedono come lumache, il Terzo Valico 110 anni, la metropolitana 25 anni, per nove chilometri e mezzo, la copertura del Bisagno, dieci anni di lavori e il bello deve ancora venire con i prossimi 10 anni di Brignole sottosopra. E nel 1965 per fare la Sopraelevata ci hanno messo 18 mesi di lavoro con il piccone, l'acciaio dell' Italsider e gli operai arrampicati con in testa il capellino di carta di giornale. Basta con le chiacchere. Pulite i tombini.