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Liguria al secondo posto nel processo di estraneazione
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Una politica che non riesce a dare risposte e finisce quasi con il suicidarsi sta facendo pagare un prezzo elevato agli italiani: l'innesco di crescenti pulsioni antidemocratiche. E la tentazione è quella di mettersi nelle mani dell'uomo forte e consegnargli il potere. Sono 8 milioni gli italiani pessimisti assoluti, già convinti che la democrazia liberale abbia i giorni contati e che a sostituirla sarà una qualche forma di regime autoritario. Lo rileva il Censis nel suo 53esimo Rapporto sulla situazione sociale del Paese.

La sfiducia è il fil rouge del rapporto tra società italiana e politica. Alle elezioni politiche del 2018 i non votanti - intesi come la somma di astensioni, schede bianche e nulle - erano il 29,4% degli aventi diritto: il 26,5% nel Nord-Ovest, il 24,5% nel Nord-Est, il 27,1% nel Centro, il 35,5% nel Sud e nelle isole. Tra il 2001 e il 2018 il dato nazionale è aumentato di 5 punti percentuali, con incrementi maggiori in Emilia Romagna (+9%), Trentino Alto Adige e Liguria (+8%), Sardegna (+7,8%) e Lombardia (+7,3%). Si tratta di un processo di estraneazione di lungo periodo che ha contagiato ormai largamente anche i territori tradizionalmente a più alta partecipazione elettorale.

Il 48,2% degli italiani oggi vorrebbe un "uomo forte al potere"
che non debba preoccuparsi troppo di dover rendere conto a Parlamento o di elezioni. Ed è un dato che sale al 56% tra le persone con redditi bassi, quindi al 62% tra i soggetti meno istruiti e al 67% tra gli operai. Solo il 19% degli italiani parla frequentemente di politica quando si incontra: il 17% degli operai, il 23% di chi svolge mansioni impiegatizie, fino al 38% e al 35% rispettivamente di manager e direttivi, imprenditori e lavoratori autonomi. Finisce che l'estraneità politica dei soggetti meno abbienti è un fattore determinato e anche determinante di macchine politico-partitiche autoreferenziali e al contempo fragili.

Il 76% degli italiani dichiara di non nutrire fiducia nei partiti politici,
ma la quota sale all'89% tra i disoccupati e all'81% tra gli operai. Sono proprio questi ultimi gruppi sociali a essere anche più scontenti di come funziona la democrazia in Italia: lo sono il 58% degli operai, il 55% dei disoccupati, mentre i valori scendono al 34% tra manager e quadri, e al 42% tra imprenditori e lavoratori autonomi. Per il Censis questi sono segnali evidenti dello "smottamento" - in temi di alluvioni e disastri ambientali non si poteva trovare termine più adeguato - del consenso, che coinvolge soprattutto chi sta sui gradini più bassi della scala sociale. E questo apre la strada a tensioni che si pensavano ormai per sempre nella soffitta della storia, come l'attesa quasi messianica dell'uomo forte che tutto risolve.

Si sta nuovamente sviluppando nel Paese un antiparlamentarismo
in cui la democrazia e le sue istituzioni sono pensate esclusivamente come una "futile, voluttuaria e inutilmente dispendiosa intermediazione al tempo della disintermediazione totale", evidenzia il Censis. E in questo contesto i tentativi del ceto politico di riprendersi un ruolo appaiono non tanto e non solo come "improvvisi sussulti di arroganza" quanto come "velleitari tentativi" di tornare a un tempo in cui la politica disponeva di strumenti - dalla Pubblica amministrazione all'ampia spesa pubblica - con cui incidere efficacemente sul reale.

L'inefficacia della politica appare decisiva. Le frequenti diatribe interne all'elite politica non modificano il punto di vista degli italiani, i quali tendono a considerare il ceto politico unicamente come un aggregazione omogenea di privilegiati. Laddove la stessa politica si è proposta come specchio di appetiti e paure degli italiani, si è invece tradotta in un mix di improvvisazione, autocompiacimento e incompetenza, ovvero una "indigesta produzione di consenso a mezzo di problemi, e non invece a mezzo di soluzioni. Questo ha finito con l'aumentare nella percezione degli italiani la perdita di reputazione, la sfiducia nei partiti e nella stessa democrazia parlamentare è sprofondata", scrive ancora il Censis.

Questo è appunto il suicidio in diretta della politica, "incapace di spezzare la spirale di irrilevanza e velleitarismo se non correndo dietro alle idee estreme di minimizzazione della democrazia parlamentare". E' in atto una crisi strutturale della fiducia che minaccia da vicino il consenso di base alla democrazia italiana: non c'e' solo il mito dell'uomo forte al comando ma cresce anche quello della democrazia diretta, presentata come la sostituzione ideale di quella parlamentare. Secondo il Censis è comunque probabile che non andrà così, ma ciò non toglie che non sia salutare lasciare condensare, senza reazioni efficaci, un fondo limaccioso di culture antidemocratiche nel cuore della società. Gli esiti possono essere infatti imprevedibili e spiacevoli.