CULTURA

Undici 'pietre d'incontro' a Genova per ricordare Paganini, ma manca la dodicesima

mercoledý 25 febbraio 2015
Undici 'pietre d'incontro' a Genova per ricordare Paganini, ma manca la dodicesima

GENOVA - Sono spuntate all'improvviso sul selciato del centro storico genovese. Undici piccole targhe d'ottone che con la loro discrezione attirano la curiosità dei passanti. Sono le “pietre d'incontro” dedicate alla memoria di Paganini: per ogni targa un luogo e un avvenimento che segnarono la vita del celebre compositore.

Ogni pietra riporta la firma del musicista, seguita dalle date di nascita e di morte e da una breve descrizione dell'evento legato a quel luogo. L'iniziativa è partita dall'associazione Amici di Paganini che ha voluto omaggiare i luoghi della città di Genova che lo ricordano. 

Attraverso il percorso a tappe è possibile rivivere singolari momenti della vita del violinista genovese: dal battesimo al primo concerto da solista, fino alla prigionia per aver sedotto una giovane donna e  alla donazione del suo violino, che lui chiamava “cannone”, alla città di Genova.

L'itinerario è stato inaugurato il 14 febbraio e attraversa diversi luoghi del centro: Palazzo Reale, la Chiesa di San Filippo, Palazzo Tursi, la chiesa di Nostra Signora delle Vigne, il teatro Carlo Felice, Palazzo di Giustizia, la Torre Grimaldina di Palazzo Ducale,  la chiesa di San Donato, il teatro della Tosse, la chiesa di San Salvatore e Villetta Di Negro. Un'attrazione per turisti e curiosi, ma anche un modo per valorizzare un grande patrimonio della città.

Manca all'appello una dodicesima pietra d'incontro, quella che avrebbe dovuto rappresentare la prima tappa del viaggio attraverso la storia del musicista genovese: è la targa dedicata al luogo della sua nascita. La casa in cui nacque Niccolò Paganini il 27 ottobre 1782 aveva resistito al tempo e ai bombardamenti, furono le ruspe a farla scomparire.

Tra il 1969 e il 1973, venne demolito il quartiere della Cheullia per dare vita a un nuovo progetto urbanistico. L'area subì una radicale trasformazione: lì ora si trovano il complesso di uffici che si affaccia su via Fieschi, i giardini Baltimora e piazza Dante, che hanno preso il posto delle vivaci vie del centro storico.

Ancora negli anni Settanta, “a Cheullia” era un quartiere vivo: vico del Colle, vico del Pomogranato correvano parallele a via Madre di Dio, cuore pulsante dell'area. Tutta questa zona fu spazzata via in un paio d'anni, nonostante le contestazioni degli abitanti: tra vico del Colle e vico del Pomogranato, sorgeva il civico 38 di passo Gattamora, l'edificio in cui era nato e cresciuto Paganini.

Nel 1971, ci fu il primo sopralluogo nell'edificio: era pericolante, si decise allora di demolire tutto l'edificio fatto salvo la facciata del primo piano, dove si trovava l'appartamento del musicista e un'edicola seicentesca. Sarebbe diventata un'attrazione turistica in una nuova area verde, poi all'improvviso i piani cambiarono. I residenti presidiarono il sito per giorni, nel tentativo di proteggere quel luogo così importante per la città e la sua storia, ma l'amministrazione fu inamovibile: gli abitanti furono costretti ad abbandonare anche passo Gattamora e non rimase loro che constatare la demolizione di quell'ultimo baluardo della Cheullia.

Così andò perso un monumento storico della città: la casa e la lapide che ne segnalava l'importanza scomparvero per sempre nel 1972. In quei giorni, Genova ha perso una buona fetta della sua memoria storica: gli abitanti del quartiere hanno abbandonato le loro radici e si sono trasferiti in altre zone della città, la casa di Paganini è si è trasformata in un cumulo di macerie.

I genovesi di allora conservano i ricordi di quei luoghi, ma i più giovani faticano a immaginare una Genova tanto diversa da quella attuale: ricordare la casa di Paganini, la demolizione della Cheulia è fondamentale. Quella dodicesima targa dei luoghi paganiniani ha diritto di esistere, almeno nell'immagiario collettivo.

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