IL COMMENTO


Un filo rosso unisce il Morandi allo stipendio del presidente Inps

di Luigi Leone

giovedì 01 ottobre 2020
Un filo rosso unisce il Morandi allo stipendio del presidente Inps

Simone Farello, segretario regionale del Partito democratico, fra le ragioni della sconfitta del centrosinistra alle ultime regionali ne ha trovata una davvero particolare. "Forse - ha osservato - è il caso di riconoscere che secondo l'elettorato Giovanni Toti non ha complessivamente amministrato male". Che è come dire: noi abbiamo scelto il "dagli addosso" su tutto e il finale è stato quello di risultare non credibili agli occhi dei votanti.

Farello, in realtà, alza il velo su un vizietto ricorrente del centrosinistra. In Liguria come nel resto d'Italia. Tante volte, ad esempio, ha tacciato di "violenza verbale" il leader della Lega Matteo Salvini. In qualche circostanza non era in discussione il contenuto delle frasi di Salvini, ma certamente il modo in cui esse erano pronunciate. La classica situazione in cui forma e sostanza finiscono per coincidere, dicono i saggi. Con tutto quel che ne segue.

Ora, se le cose stanno così, e stanno così, la domanda sorge spontanea: perché lo stipendio di Pasquale Tridico, il presidente dell'Inps, è stato portato da 60 a 150 mila euro lordi annui alla chetichella, il 7 agosto, come se se si trattasse di una "decisione da ladri"? Nessuno contesta che gli oneri derivanti dalla carica, in termini di responsabilità, rendessero quello stipendio assolutamente inadeguato, soprattutto se confrontato con le cifre che girano nello stesso sistema pubblico. Oltre che, ovviamente, nel privato.

Ma il modo in cui l'aumento è avvenuto può essere ritenuto congruo? La risposta, semplice semplice, è no. E per una ragione che non ha nulla di nobile: anziché rivendicare la decisione, giustamente aggiungo, il governo giallorosso si è mosso senza alcuna trasparenza perché ha provato a fare lo stesso populismo d'accatto che rimprovera a Salvini. Il quale, da parte sua, ben si guarda dal dire che Tridico, indicato dai Cinque Stelle, era sceso a 60 mila euro, rispetto ai 100 mila del suo predecessore Tito Boeri, perché gli altri 40 mila li aveva destinati al vicepresidente dell'Inps designato proprio dai leghisti.

Se tutta la storia la si osserva rimettendo in fila le circostanze, vien da dire che il più sano ha la rogna. E comincino a darsi una risposta anche coloro che obiettano a Tridico: perché ha accettato un incarico tanto gravoso a fronte di una retribuzione così inadeguata? Perché, cari i sepolcri imbiancati, la guida dell'Inps, il più importante complesso pubblico del sistema Italia, offre una visibilità e un potere tali, quindi prima o poi anche un ritorno finanziario, che la si accetterebbe pure gratis.

È tutto assolutamente in linea con le peggiori consuetudini di certa classe dirigente italiana. Difatti, il professor Tridico, ha detto chiaro e tondo che lui manco ci pensa a dimettersi. Cosa che una persona normale avrebbe fatto un secondo dopo l'esplodere della polemica, incazzandosi ferocemente. Invece, niente. Neppure quando un altro sepolcro imbiancato, il premier Giuseppe Conte, prima prende tempo ("devo informarmi, non conosco la vicenda") e poi ammette: "In effetti, l'aumento c'è e ci sta. Ma all'Inps lavorino anche di notte per pagare la cassa integrazione a chi ancora deve riceverla".

Eh no, caro Conte, cercare sempre di solleticare la pancia degli arrabbiati, scaricando le colpe sugli altri non è comportamento da premier. Se Tridico non va bene alla guida dell'Inps, perché questo lei sta dicendo, ha il potere e il dovere di rimuoverlo. Altro che aumentargli lo stipendio.

A ben vedere, però, questo comportamento di Conte ha una sua coerenza di fondo. Non è stato sempre lui a dettare la linea sul rapporto fra il governo e il gruppo Atlantia-Autostrade dopo il crollo del ponte Morandi di Genova? Prima c'era la revoca, mai arrivata ma sbandierata per mesi. Poi c'è stata la scissione di Autostrade con il suo ingresso nel sistema pubblico attraverso Cassa depositi. Ma siccome i Benetton tardano ad accettare la soluzione, ora si torna a sbandierare la revoca. Però, uno straccio di decisione non viene presa. Così, se i liguri non credono più a certe affermazioni e a pagarne il prezzo è anche il centrosinistra locale, che pure ci mette tanto di suo, non bisogna stupirsi. Anche qui, ormai, la forma è diventata sostanza. 

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