CRONACA

I giovani del centro storico in strada alle 23: "Andava rinviato, siamo passati in gialla per farlo, ma dopo noi andremo in zona rossa".

Sanremo, i ragazzi della Pigna: "Vengono, fanno il Festival, e poi vanno via lasciandoci pių contagi"

di Michele Varė

martedė 02 marzo 2021



GENOVA - "Noi i ragazzi della Pigna diciamo no al Festival, quest'anno andava rinviato perchè ci sono ancora troppi contagi e perchè dopo, quando il carrozzone del Festival sarà andato via, noi sanremesi ne pagheremo le conseguenze con più contagi che ci obbligheranno a maggiori restrizioni e di nuovo alla zona rossa".

Sono da poco passate le ventitré, i vicoli della Sanremo medievale della Pigna sono deserti e i passi rimbombano sul selciato, sotto i voltini, le scalinate, i muri segnati dai graffiti. Il corso di via Matteotti è lontano centro metri, eppure sembra lontano, un'altra città. Vedi queste suggestive viuzze, pulite, e ti vengono in mente via Prè, via del Campo, i carruggi di Genova, sicuramente più complicati dal punto di vista del degrado, con i presidi incombenti di spacciatori anche in piena notte che qui non sembrano esserci.

Dopo il nulla però ecco un capannello di ragazzi, davanti ad un H24, quei locali sempre aperti dove può prendere il caffè o uno snack anche di notte.

Sono giovani come tutti i giovani, l'aria pulita, felpe sulla testa, alcuni stranieri, di colore, i più diffidenti, "non mi inquadrare, non ho i documenti" chiede uno gentile ma fermo. Alcuni lavorano, altri no, spesso gli stranieri, particolare che fa tutta la differenza del mondo. Quando arrivo quasi nessuno indossa la mascherina, ma la indossano quasi subito dopo, uno dopo l'altro, tranne uno che vorrebbe parlare ma ne è sprovvisto. Fra di loro anche un senegalese che fa pericolosi discorsi da negazionista: "Per il covid è una buffonata, se non vedo umo morire davanti a me non ci credo" dice sparando senza riflettere.

I ragazzi della Pigna accettano di raccontare cosa pensano del Festival nell'era Covid.

Il primo che rompe il ghiaccio mentre gli altri, davanti alla telecamera del cellulare e al microfono arretrano e si disperdono neanche fossero arrivati gli "sbirri", timidi o timorosi, non svela il suo nome, ma fa riflessioni non banali:

"Da sanremese nato a Sanremo penso che fare il Festival in questo periodo sia stata più che una cavolata visto che passiamo da zona arancione a gialla per gli ospiti del Festival ma una volta finito, una volta dimenticato il Festival, noi che restiamo qui ne pagheremo tutti le conseguenze, come i mie amici che lavorano, io che lavoro in ristorazione. Dopo i contagi saliranno e ci chiuderanno totalmente, per questo non mi pare giusto fare il Festival ora".

Il secondo a parlare è Michele, capelli corti, sguardo sveglio: "Secondo me il Festival è una grande stronz...sino a ieri ci hanno lasciato a casa senza lavoro, oggi perché c'è il Festival siamo di nuovo tutti aperti per fare un po' di... pubblicità a Sanremo? Io faccio il cameriere. Sono contrario al Festival perché sino a ieri siamo stati chiusi, perchè ieri non siamo stati aperti? C'è molta più gente ora che c'è il Festiva di ieri quindi mi sembra una stronz... sì sarebbe stato meglio rimandarlo a quando ci saranno meno contagi. I turisti qui alla Pigna arrivano solo la mattina o il pomeriggio, poi basta. A quest'ora qui c'è solo lei. Noi siamo fuori nonostante il divieto che impone di stare a casa dalle 22, ma come vede non c'è nessuno, è come andare giù in via Matteotti, un caffettino e una sigaretta fra amici e via, poi domani si lavora".

Poi si fa avanti Simone, cappuccio sulla testa e mascherina nera sino al naso: "Abito a Sanremo e spesso frequento questa zona, il Festival con questo covid sarebbe stato meglio non farlo per vari motivi, è un problema per il covid, purtroppo ci dobbiamo adeguare tutti quanti con le varie precauzioni e porteremo avanti questo Festival. Io lavoro in una ditta di ristrutturazioni e fortunatamente nonostante il Covid continuiamo a lavorare anche in zona rossa. Perché siamo in giro a questo nonostante il coprifuoco? (Simone accenna un sorriso) eh sì, ma ci ritroviamo due o tre a bere un caffettino per passare un po' di tempo con le mascherine e poi si torna a casa".

'Nbaye, imponente senegalese, cappuccio sulla testa e mascherina sotto il naso, dopo avere detto no al Festiva fa riflessioni pericolose, da negazionista: "Penso che il Festival sia un po', scusate la parola, una stupidaggine, perchè alla fine loro vengono qua, fanno il Festival, guadagno un po' ma alla fine siamo noi che rimaniamo a casa e qua i casi cominciano ad aumentare, rimaniamo qua senza un lavoro e non veniamo neanche aiutati dallo Stato alla fine. Potevano fare il Festival fra due o tre mesi, quando si abbassano i casi e sarebbe stato normale, con la gente che veniva facendo quello che faceva negli anni precedenti, una festa con musica con i turisti che dava lavoro alla gente, ci si divertiva, come invece non potrà essere quest'anno perchè c'è poca gente per il Covid. Se ci accorgiamo dei tanti contagi? Dicono, ma io sino a che non vedo qualcuno che mi dice che ha il Covid e muore davanti a me non ci credo, non conosco nessuno con il Covid neanche che è stato positivo, quindi credo che siano pochissimi i casi, per me è un po' una buffonata. Sì vorrei un lavoro, perchè alla fine sono a casa senza niente, vorrei un aiuto dallo Stato perchè sento di tanta gente che non ce la fa più".



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