IL COMMENTO

La fiera del trash, lo specchio di una società italiana dove il riflesso è quello di Barbara D'Urso

Sanremo 2020, il Festival del "purché se ne parli"

di Silvia Isola

sabato 08 febbraio 2020
Sanremo 2020, il Festival del

 “Qualche gaffes in conferenza stampa, tanti ospiti da far finire il Festival a notte fonda e così tante donne sul palco da far emergere Amadeus come unico e solo protagonista”, ha detto bene Antonella Clerici sul palco del teatro Ariston quali sono stati gli ingredienti di questo Festival di Sanremo e del suo “successo”. A questo aggiungi i look di Achille Lauro, le stecche di Elettra e Miss Keta in una pallida imitazione del bacio saffico di Madonna, la querelle tra #Fiorellostattezitto e il bacio con Tiziano, il monologo sulla bellezza “capitata per caso” della Leotta, Fiorello metà Don Matteo metà Maria De Filippi. Fino ad arrivare all'ultima trovata, con Morgan e Bugo che se le sono cantate. Letteralmente.

La 70esima edizione può essere soprannominata l’edizione del “purché se ne parli”. Sono anni che le polemiche sul Festival tengono più viva l’attenzione (e gli ascolti) che le canzoni in gara. Ma quest’anno è stata proprio la fiera del trash tanto che lo spazio ai concorrenti e ai contenuti più profondi è stato dato soltanto dalla mezzanotte in poi. Da settant'anni il Festival è sempre stato lo specchio della società italiana, ma quest’anno c’è da aver paura perché il riflesso è quello di Barbara D'Urso.

Potremmo definirlo anche il Festival dei meme, sembra quasi che sul palco si agisca per dare in pasto ai The Jackal qualcosa da pubblicare sui social. Del resto c’era da aspettarselo, già dal caos scoppiato sulla partecipazione di Junior Cally e sulla presenza delle dieci “vallette” di fianco ad Amadeus. In tutto questo si è quasi perso di vista il monologo di Rula Jebreal, il Cantico dei Cantici di Benigni o l’affettuoso saluto a Vincenzo Mollica giunto ormai al suo ultimo Festival da inviato. E si sono perse di vista anche le canzoni in gara, alcune destinate all'oblio, altre a tormentarci in radio nelle prossime settimane. Ma tanto questo non è più il Festival della Canzone Italiana, è solo il Festival del “purché se ne parli”.

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